Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1312
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1312 Francesco De Stefano
mazziniano (553). La cooperazione del Torre Arsa e del suo grappo veniva quindi in un buon momento per lui: la figura morale di lui, le sue amicizie a Palermo e in tutta la Sicilia occidentale, la sua preparazione, la conoscenza dell'ambiente, il suo influsso, la sua provata azione moderatrice, l'apporto della sua esperienza e delle forze che lo seguivano, facevano sì che al Cavour fosse accetto che l'elemento moderato più in vista dopo il Settimo, inchiodato a Malta, collaborasse nella sua impresa di rendere le classi elevate padrone del movimento rivoluzionario nell'isola.
Anche il Torre Arsa vedeva nella annessione immediata l'unico mezzo per assicurare alla Sicilia la tranquillità e l'ordine amministrativo, la fine delle fazioni, l'argine alle intemperanze dei democratici. Non seguace del partito del tutto o nulla, senza attaccare apertamente gli nomini del campo opposto, si propose solo di evitare che il loro slancio e i loro risentimenti compromettessero il vantaggio già ottenuto con la liberazione e tutto il movimento di riscossa nazionale così felicemente iniziato. La nomina di lui a segretario di stato con l'incarico di presiedere nell'assenza del dittatore il consiglio dei segretari (554), sia per le tendenze politiche del Torre Arsa, sia per il momento in cui la nomina avveniva, fu un atto di saggezza politica del Crispi che la propose e di Garibaldi che l'approvò. Essa dimostrava che la parte democratica era cosciente della forza dell'altra corrente. Essa, inoltre, metteva in prima linea un uomo che, con il suo tatto e la sua prudenza, le virtù che il Cavour aveva, invano, ricordato al La Farina avrebbe potuto fare opera proficua là dove il La Farina, rude ed invadente, era fallito.
H Crispi, non ostante le differenze politiche, rispettava il Torre Arsa quanto avversava il La Farina. La figura del nobile siciliano era popolare, quanto impopolare quella, del demone del Cavour , Egli non si presentava, come il La Farina, messo di alcuno, ma come il cittadino indipendente che, dopo undici
.{55. *4 progetto del' Cavo/!/,. lett. di Ini al Nigre, 2 giugno 1860, in Canee-gip Gitbùur-Nitó. Bologna. 1929,. ijii :? efiv lutti,* del 18' ;S5' giugno. Sull'invio Sei La Farina, loti, del Cavour al Ricasoli e al Muthen, in GHIAIA, OJ;. , HI, jpp. 29 263. Anche il Gtmrrawd era del .curerò che Pauneaslone il dovesse far subito (MINIATI, Un sorteggio di F. D. Guerraxair in Rato. Star* diil Ri*., XVIII 19311* i 451, leu. del Guarniti al Travugliidf H. -giugno).
(S4> Decreto dittatoriale del 17 giugno 1860, in A ss. dal Ri., Sic., TV, p. 1011; v. anche Ueamessione di Palermo, a. 3 del 22 giugno 1860.