Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1314>
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1314 Francesco De Stefano
dimissioni che presentò anche il suo collega Pisani e l'articolo di fondo de L'Annessione del 28 giugno dicono quanto tace la breve lettera del Torre Arsa. La divergenza non era sul fine ma sul mezzo. Garibaldi voleva correre diritto alla mèta; gli annessionisti credevano che si debba andar di passo, compiere ciò che si è bene cominciato e poi passare a nuove imprese . L'annessione della Sicilia sarebbe dovuta avvenire come quella della Toscana; si sarebbe dovuto poggiar bene il piede prima di spingersi avanti. Se è supremo interesse mai fermarsi nella grande e ardita opera rivoluzionaria sinché l'ultima gleba ita­liana sia reintegrata al gran corpo nazionale, non è interesse minore .che ogni parte affrancata possa arditamente affrancarsi sotto l'egida del fatto compiuto; la causa di questa parte che oggi è Sicilia e domani sarà Napoli, non è causa siciliana o napoletana, ma è causa essenzialmente italiana (560).
Di lì a poco, minato dal La Farina, cadde tutto il ministero e si apri un breve periodo di intolleranza reciproca culminato nella espulsione del La Farina. Prima di ritirarsi sotto la tenda, il Torre Arsa rimase ancora qualche tempo a Palermo e parte­cipò attivamente all'opera degli annessionisti sostenitori dell'an­nessione immediata. A questo scopo partecipò ad alcune riu­nioni tenute in casa Trabia. In esse egli dichiarò, ancora una volta, il suo voto per l'annessione immediata reso noto dal gior­nale degli annessionisti. La maggioranza dell'opinione pubblica seguiva la stessa tendenza (561); le fazioni si agitavano; il pro-dittatore Depretis camininava inceppato tra questi contrasti; gli annessionisti, scontenti del ritorno del Crispi al ministero, mol­tiplicavano gli sforzi per sollecitare l'annessione che essi repu­tavano necessaria per il ritorno dell'ordine pubblico e della normalità amministrativa (562).
(560) L'Annasatone, del 28 ghigno 1860; cfr. L'unità italiana. 30 giugno 1860.
(561) Leti, di M. Amari al conte Amari, 6 luglio 1860, in Cari, di M. Amari, n, p. 99.
(562) M. Rosi, II Risorgimento italiano e Fazione di un patriota, ài., p. 199 e eegg. SulTaccrcsccrd del moto degli annessionisti, leit. di Bargoni al Calvino, 7 settembre 1860, in BARCONI, op. eh., p. 143 segg. Sulle condizioni della Sicilia e la necessità deirannessione, v. leu. del Depreda a Garibaldi, 1 tìtitembre !1860, in A. COLOMBO, Contributo alla, storia della prodittatura di A. Depretis in Sicilia nei 1860, Salnzzo, 1911, pp. 15*16. Sulla dittatura del Depretis,, C. MÀRALDI, La prodittatura di A. Depretis in Sicilia (ìualio-setmmbre 1860), in Atti del XV1U Con­gresso della Soc. naz. della storia del lifa., p. 140 segg. Sulla gravità della situazione finanziaria, v. p. es. leu. del Bargoni al Minoli, 27 agosto 1860, in BARCONI, op. cit., pagina 142.