Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1320
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1320 Francesco De Stefano
governo ed inascoltato in quella babele politica che fu Palermo tra il luglio e l'agosto del '60 (580).
I decreti prodittatoriali che promulgavano lo statuto ed il giuramento, essendo considerati da parecchi degli stessi annessionisti come ce un'illegalità ed un attentato al principio della sovranità popolare , accrescevano il malumore già esistente per il passaggio del Crispi al ministero dell'interno. Essi avrebbero voluto l'annessione, e presto, appena Garibaldi fosse passato nel continente (581). Ma tosto che si trattava della maniera in cui si dovesse fare, l'accordo tra gli annessionisti sfumava (582). ce D programma della maggioranza è un vero programma di maggioranza scriveva il Torre Arsa. Per uscire da quella situazione caotica egli aveva rinunziato all'assemblea. Essendo finito il tempo delle iniziative particolari, la situazione dell'isola e i disordini d'ogni specie da un lato, la piega ineluttabile degli avvenimenti dall'altro imponevano la necessità di un voto diretto mediante il plebiscito, e perciò incondizionato. I destini della Sicilia si sarebbero decisi a Napoli e la situazione dell'isola sarebbe stata fissata nell'assetto generale del nuovo regno ; e chi non credeva all'utilità della fusione completa doveva sperare, ce più opportunamente nelle condizioni generali delle altre provincie, che motiveranno delle utili innovazioni nelle leggi dello stato (583). Quindi egli, non tollerando quella situazione di lotta sterile, si era ritirato da Palermo ove aveva lasciato però, nel fratello
(580) Arch. conte Fardella T. A., leti, del Torre Arsa a Giambattista, 24 luglio e 7 agosto 1860.
(581) Ibid., leti, del eonte Manzoni a Giambattista, 11 agosto 1860. Poi quando Garibaldi passò sul continente, Torre Arsa, Cordova, Daita. Del tignoso ed altri deliberarono di chiedere la pronta annessione e di mandare ai comuni dell'isola delle lettere a persone all'oggetto di comporre comitati allo stsso fine (MARALDI, La rivoluzione siciliana del 1860 e Vopera politico-amministrativa di A. Depretis, in Ross. star, del Ris., XIX, 1932, doc. XXII, p. 563; cfr. doc. XXVI).
(582) Ibid., leti, del Torre Arsa a Giambattista, 28 agosto 1860.
(583) Ibid., letti del Torre Arsa a Giambattista, 2 sett. 1860, Non ho ancora letto l'opuscolo di Perez, perchè non ne ho avuto il tempo, e perchè riguardo simili scritti come parole e opera perduta, oramai l'annessione non può essere fatta che per plebiscito, e perciò incondizionata, e chi non crede che la fusione completa possa tornare utile al nostro paese, deve riporre lo sue speranze, pia opportunamente, nelle condizioni generali delle altre Provincie* che motiveranno delle utili innovazioni nelle leggi dello Stato, che nell'agitazione che vuoisi produrre con tutte queste pubblicazioni. Al punto nel quale siamo bisogna essere convinti che la Sicilia non ha più alcuna iniziativa, e che a Napoli si compiranno i nostri destini P'