Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1321
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/ Fardella di Torre Arsa
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Giambattista, un collaboratore prezioso fermo nella convinzione che il corso degli avvenimenti avrebbe preso una piega tale che qualunque opposizione sarebbe stata vana e forse anche dannosa (584). L'annessione è una necessità, e se il governo piemontese non affretta il passo, si corre il pericolo di una sorpresa repubblicana (585). Ogni patteggiamento è inutile, ogni questione è secondaria rispetto allo scioglimento del gran dramma italiano. Ormai bisogna pensare soltanto se il vincitore debba essere Vittorio Emanuele o Mazzini (586). Perciò il Torre Arsa non sa comprendere come nello stato attuale delle cose gli annessionisti non siano riusciti ad accordarsi tra di loro e ad intendersi con Cavour (587). Il passaggio dell'esercito regolare nell'Umbria e il comando della flotta napoletana dato all'ammiraglio Persano vengono a rassicurarlo sulle intenzioni del governo piemontese. La soluzione desiderata è vicina; il trionfo dell'ordine, sicuro (588). Poi viene il nuovo prodittatore, Mordini, ed il Torre Arsa, ce rispettando il fatto del prode che ci liberò dalla tirannide borbonica , spera che il nuovo governo si renda conto della situazione (589). La vittoria di Castelfidardo non permette ormai di dubitare più; gli amici debbono comprendere, al fine, che bisogna venire incontro al governo e mostrarsi consci dell'ora in cui sta compiendosi la soluzione del problema non della Sicilia sola, ma di tutta la nazione. Ed egli lascia la tenda per rientrare nel campo ove Giambattista l'invita e ove il dovere lo chiama (590).
(584) Arcb. conte Fardella T. A., leu. del Torre Arsa a Giambattista, 4 settembre 1860.
(585) Ibid,, lett. del Torre Arsa a Giambattista, 6 settembre 1860. A M. Amari le preoccupazioni sembravano esagerate (lett. di M. Amari a P. Puccioni, in M. Puccrom, V. Malenchini, p. 186).
1586) Ibid., lett. del Torre Area a Giambattista, 9 settembre 1860.
(587) Ibid., 11 settembre 1860: Nella pochezza del mio ingegno non so più comprendere come dopo l'entrata in Napoli di Garibaldi si potesse costi ancora pensare ad una iniziativa da esercitarsi isolatamente in Sicilia, e, se è vero che ci siano costi delle persone con istruzioni del governo Piemontese, come i caldi e puri annessionisti non siano ancora riusciti ad intendersi completamente col conte di Cavour, Dovrebbe esser {mesta una pratica facile, e desiderata da entrambe le parti. In quanto a me* per non dormi dell'ostinato, sarò probabilmente costà mercoledì prossimo, e procurerò di portar meco tutta la rassegnazione che bisogna per conservare la calma e la tranquillità nelle quali pnossi avere imparzialità e esattezza di giudizio o.
(588) Ibid., lett. del Torre Arsa a Giambattista, 13 settembre 1860.
(589) Ibid., lett. del Torre Arsa a Giambattista, 20 settembre 1860.
(590) Ibid~ lett. del Torre Arsa a Giambattista, 23 settembre 1860.