Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1323
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/ Fardella di Torre Arsa
1323
manifestata preoccupante per la miseria del popolo, per la man-Ganza di sicurezza pubblica, per il disordine dell'amministra" zione finanziaria, per la disorganizzazione delle amministrazioni civiche, per le lotte di fazione (597). D fermento serpeggiava nella capitale dell'isola e gli odii e i rancori personali risorgevano al solo sentire che il Cordova e il La Farina tornavano come consiglieri del primo luogotenente Corderò di Monte-zemolo. Si desiderava la venuta del re come iniziatrice di un'opera di concordia.
E Vittorio Emanuele venne a Palermo il primo dicembre. Il suo proclama fu un invito a ce conservare colla unione degli animi e colle civili virtù la libertà acquistata. Egli ascoltò i principali uomini politici e s'intrattenne a lungo col Torre Arsa (598). Ma appena partito il sovrano, la breve tregua fu rotta. I congedi dei volontari garibaldini; i licenziamenti di impiegati, tra cui numerosi quelli del macino, i quali andavano vociferando di rinnovata imposizione dell'odioso balzello, alimentavano le lotte faziose, accrescevano il malcontento, spargevano la diffidenza verso il nuovo regime. Le questioni personali invelenivano gli animi e creavano scissioni pericolose negli stessi partiti d'ordine. Ardeva più furibonda la lotta tra moderati e gli uomini d'azione attorno al problema dell'unità nazionale: questi impazienti d'agire, gli altri convinti che occorresse solo appoggiare sinceramente e con tutte le forze il governo di Vittorio Emanuele ce che altro non brama che l'unità e la indipendenza della patria senza però volersi avventurare a risoluzioni azzardose e incerte . Gli ultramoderati erano furibondi non meno degli ultrademocratici. Il governo di Palermo era paralizzato nella sua azione, le amministrazioni locali non riuscivano a riorganizzarsi; la sicurezza pubblica era sempre scarsa; gli ex-ufficiali garibaldini scontenti per la mancata ammissione nell'esercito regolare; i cacciatori di impiego, sempre più numerosi per la miseria, in quel marasma generale facevano ressa esibendo tutti -regolari nomine dittatoriali o prodittatoriali.
(597) Lett. del BOB callotti in M. PucctoNi, op. oit., pp. 183-85; lett. di M. Amari a P, Faccioni del 13 luglio, ibid.t 186 segg.; leu. del Depretis a Garibaldi, lo settembre, in A. COLOMBO, Contributo alla stòria delia prodittatura di A. Da pretis in Sicilia nel 1860, pp. 15-18.
(598) MASSAI, op. cit., p. 368.