Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1325
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/ Fardello, di Torre Arsa
1325
non era più facile a risolversi di quello della fondazione di esse. Qnanto più difficile l'opera che Torino lontana doveva compiere quaggiù, tanto più preziose erano l'opera di conciliazione politica del marchese di Torre Arsa, dentro e fuori i consigli, e la attività amministrativa di Giambattista durante un anno trascorso in varie città dell'isola come commissario di guerra, finche non si ridusse a Trapani, dove, smontata fino all'ultimo pezzo la macchina amministra tiva provvisoria creata nel tempo della guerra, egli rimase senza chiedere né uffici ne ricompense, contento solo di avere compiuto il suo dovere e di riprendere gli studi di agraria e la direzione dell'azienda domestica (602).
Ma le vicende degli altri due fratelli dovevano trascorrere più burrascose nelle amarezze di una vita a cui avrebbero rinunziato se gli avvenimenti non li avessero ripresi nel loro turbinoso avvicendarsi in patria ed oltre oceano.
Il marchese aveva abbandonato, triste, ma senza rimpianti, la vita politica, come Enrico, insoddisfatto ma senza querimonie, stava per lasciare la vita militare. Le lettere del Torre Arsa in questo periodo e in quello immediatamente successivo della missione scandinava, rivelano al pari di quelle di Enrico, la imperiosa necessità di lavorare per ricostituire il patrimonio logorato da un anno di rivoluzione e da undici di esilio. Inoltre le condizioni della sua salute lo consigliavano a rimanere nella sua casa tranquilla. Perciò egli non accettava gli inviti incessanti degli amici e quelli fattigli privatamente dal luogotenente.
Ma il 3 gennaio del '61 ce due telegrammi ed un vapore spedito appositamente dal Montezemolo lo toglievano dalla quiete di Torre Arsa (603). Tanta sollecitudine era dovuta all'aggravarsi del momento politico. La situazione del Cordova e, sopratutto,
(602) Giambattista, liberato alla fine di giugno dalla prigionia a Gaeta (L'Opi-nione, a. 179 del 30 giugno 1860), stette prima a Palermo. Avrebbe voluto raggiungere Garibaldi ma BÌ indusse, forse, per consiglio del fratello, ad accettare il compito più modesto di lavorare all'assetto amministrativo della terra liberata o ad accettare la nomina di Commissario di guerra di 1" classe. (Decreto prodittatoriale di nomina, 8 settembre 1860) e la sede di Trapani; ma restò, cose si disse, ancora per qualche tempo a Palermo durante il soggiorno trapanese del fratello maggiore; quindi iniziò la sua peregrinazione per la Sicilia e fu nel marzo 1861 a Messina, nell'aprile a Catania, nel maggio ad Augusta, poi ad Agrigento ed a Caltanissetta, infine a Trapani. (Notizie dall'Arch. del Conte Fardella T. A.).
(603) Arch. conte Fardella T. A., leti, del Mocharta a Giambattista, 5 gennaio 1861.