Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1327
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/ Fardello, di Torre Arsa
1327
Lanza aveva portato con gè dal Banco di Sicilia e versato al tesoro di Napoli. Quel denaro fu insistentemente richiesto perchè con esso si avrebbe potuto sopperire ai bisogni più urgenti della finanza, e principalmente metter mano alle opere pubbliche necessarie ed urgenti in Sicilia più che in qualunque altro paese del mondo (606).
Ma, come presidente del Consiglio, il Torre Arsa attendeva ad un compito non meno delicato e più vasto, quello cioè di saldare, nella perenne vitalità dello stato, il passato col presente. Ormai non si era più nel momento di discutere se una dittatura temporanea fosse, oppur no, la soluzione più opportuna. C'era ancora un governo semiautonomo con proprio luogotenente e proprio ministero, destinato a sparire, un giorno o l'altro, per dar posto ad organi locali dipendenti dal governo centrale. D Consiglio doveva, quindi, preparare il terreno affinchè il trapasso dal regime provvisorio alla sistemazione definitiva avvenisse in una atmosfera di collaborazione leale, senza scosse pericolose al gracile organismo statale nato da poco.
L'opera difficile e delicata fu dal Torre Arsa abilmente condotta a termine e si potè così tranquillamente giungere alle prime elezioni generali. Queste riaprirono, naturalmente, le ostilità e furono un altro episodio della lunga lotta, continuata nel nuovo regime, tra moderati e democratici. A Palermo gli antesignani di essi, il Torre Arsa e il Crispi, si ritrovarono a fronte, L'esito fu favorevole al Torre Arsa il quale fu eletto anche nel collegio della sua città (607). Ma la lotta continuò accanita nella Camera in 6eno al grande dibattito per la sistemazione amministrativa del nuovo regno. Cessato l'entusiasmo per la vittoria, quando si trattò di governare, si videro gli effetti del mancato chiarimento delle reciproche posizioni. Tutte le ten-
(606) Atti parlamentari, Legislatura Vili, seas. I, a. 1861, p. 197, segata del 2 aprile.
(607) Il Torre Arsa, il 30 novembre 1874, rigraziando il comune di Trapani per l'intitolazione di una via al suo nome, diceva che mercè i voti dei concittadini andai Deputato di Trapani a quel Parlamento che proclamò l'unità della grande patria italiana e Roma sua capitale . Leu. ma. tra le carte Torre Arsa della Bibl. Fard, e pubbl. ne ha Falce, n. 34 del 6 dicembre 1874. In una lettera stampata diretta al sig. Salvatore Macdonald, Palermo, 29 gennaio 1861, il Torre Arsa ringraziando ì concittadini per la elezione a deputalo al primo parlamento italiano scrive a ...io mercè loro ho dimenticalo gli undici anni di esilio e benedetta ogni altra mia sofferenza . Sull'elezione a Palermo, Carteggio Cavour-Nìgra, p. 61, 29 gennaio 1861.