Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1328>
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1328 Francesco De Stefano
denze si ridestarono più forti, rafforzate dai bisogni reali delle regioni. Nel momento dell'azione, tutti i patriotti d'ogni ten­denza o partito avevano riconosciuto l'egemonia morale del Piemonte e la sua funzione storica nell'opera di unificazione ita­liana. Ma ora questo avrebbe dovuto fondersi nel nuovo stato italiano, senza pretendere di calare entro una rigida uniformità le individualità cessate di diritto, ma viventi nella differenza delle condizioni sociali e nella diversità del passato, fatto di interessi secolari e permanenti.
Sotto questo riguardo il problema particolare della Sicilia non era che un aspetto del problema generale esistente per tutti gli antichi stati annessi. Era naturale che tanto i moderati che i de­mocratici siciliani si opponessero all'accentramento, e che il Torre Arsa non restasse insensibile al problema. Il Cavour aveva assicurato, sin dal luglio, Giacinto Carini che il governo avrebbe rispettato le speciali condizioni dell'isola e che aveva già istituito una commissione speciale per stendere un progetto di legge sul governo locale, legge in cui anche il problema siciliano avrebbe trovato la sua soluzione. Erano sorte poi le note proposte del Fa­rmi. L'annessione aveva aggravato il problema e mostrata impro­rogabile la sua soluzione. L'attività del Consiglio creata dal go­verno dittatoriale in Sicilia aveva proposto, con chiara coscienza dei bisogni isolani, una forma di sistemazione del governo locale. Il nuovo ministro Minghetti, di fronte all'agitazione divenuta generale, presentò un nuovo disegno di legge che, come è noto, non contentò nessuno, ed accentuò, anzi, l'agitazione. Il Torre Arsa non accettò il programma del Minghetti perchè indeter­minato (608) e perchè il ministro, mentre parlava di ampi
(608) Bibl. Fard., Cut. Torre Arsa; nota apposta dal Torre Arsa sul biglietto d'invito del Cavour ad un colloquio, 22 marzo 1861 : Il giorno 20 marzo in seguito delle annunziate interpellanze del Deputato Massari al Ministro dell'Interno Min-ghetti, l'intero ministero offrì la sua dimissione alla Corona che l'accettò. Il re con­sultatosi con Farmi, Poerio, Battezzi, Bicasoli, e forse qualche altro diede alla fine l'incarico del nuovo gabinetto allo stesso conte Cavour presidente del precedente. Questi pensò a mettere nel governo individui di Napoli e Sicilia per avere l'appoggio dell'autorità loro nel riformare Io Luogotenenze di quei due paesi che pare vuoisi pareggiare al governo esistente di Toscana. Chiamato dal conte Cavour il marchese Torre Area per fame parte, col biglietto qui unito, questi declinò l'alto onore dicendo ch'egli come siciliano non poteva essere indifferente alla questione delle regioni, e che perciò non poteva accettare il programma indeterminato del Min-ghetti, e che se lo avesse fatto anziché riuscire utile al nuovo gabinetto ne sarebbe divenuto un imbarazzo.
H conte Cavour accolse la ragione esposta ed il Torre Arsa fu dispensato dall'asBumere un portafogli, 22 marzo 1861 .