Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1332>
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1332 Francesco De Stefano
realtà storica; ma credeva che bisognasse piuttosto collaborare eoi governo per rendere meno doloroso Passetto anche laddove fossero stati lesi interessi reali e legittimi. Ormai che il male di avere abolito anche quelle tra le vecchie leggi che erano buone, era stato compiuto (615), non restava che porvi riparo impegnando il governo alla stretta osservanza delle leggi che avrebbe votato la Camera nella quale erano rappresentati gli interessi di tutte le regioni.
A tali propositi fu ispirato l'atteggiamento assunto da lui alla Camera nella discussione sull'interpellanza dei deputati Massari e Paternostro sulle provincie meridionali. Nella tornata del 2 aprile 1861 Michele Amari aveva ribattuto nobilmente le accuse contro il Mezzogiorno e la Sicilia e ricordato quanto egli e il Torre Arsa avevano fatto e facevano ancora per ottenere un po' di giustizia finanziaria all'isola (616). L'indomani il Min-ghetti, ministro dell'interno, difendendo la politica del governo, aveva pure riconosciuto la situazione speciale del Mezzogiorno e dell'isola ed invocato che al governo si desse tempo affinchè il trapasso dall'antico al nuovo sistema si compisse senza scosse ed attriti pericolosi, essendo stata presentata una legge sull'or­dinamento generale del regno (617). Dopo quattro giorni di dibattito, al termine della discussione, il Torre Arsa propose un ordine del giorno, accettato dal ministro, per il quale la Camera prendeva atto delle spiegazioni del governo ce confidando sul­l'esatta osservanza delle leggi nelle provincie napoletane e sici­liane (618). Illustrandolo, egli sostenne che non avrebbe con­sentito mai che ce sia esplicitamente, sia in modo indiretto, fos­sero dati al ministero poteri che non risultino dalle leggi . ce H ministro disse che in Napoli e in Sicilia era successa una grande rivoluzione. Ora... chi dice rivoluzione, dice disordine, diritti conculcati, trionfo in massa di persone meritevoli ed immeritevoli. Questo è l'effetto della rivoluzione. Lo scopo vero della rivoluzione è, invece, di conseguire uno scopo santo . Nella rivoluzione italiana questo scopo è stato il plebiscito, i mezzi quelli imposti dalle circostanze, ce la forza contro la forza;
(615) Di questo male parlerà anche il Ricaaoli, PUCCIONI, RicasoU, eit.s p. 36S segg.
(616) Atti parlamentari, legislatura VITI, BOSS. I, p. 197.
(617) IbttL, p. 183.
(618) tbid., p. 208.