Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1343>
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/ Fardello, di Torre Arsa
134S
La riforma era necessaria ed urgente. La situazione a Firenze ed in provincia era malsicura. I tiepidi, gii interessati, i legitti­misti, gli affaristi approfittavano del ristagno degli affari e della miseria per incolparne ce l'attuale pessimo governo , assicu­rando ce che a primavera tutto avrà un termine e cesserà l'attuale disordine . Ma i legittimisti specialmente compivano opera di disgregazione e procuravano di trascinare le masse ce principal­mente nelle campagne . Nella massa il difetto di patriottismo poteva offrire terreno propizio ai propagandisti; ma la ce fiac­chezza di essa assicurava abbastanza il governo nazionale ed il suo rappresentante ce contro i faziosi proponimenti dei suoi nemici più caldi ed anche più intraprendenti , le cui mene tentavano di penetrare anche nell'esercito. In generale il mal­contento si alimentava anche del fatto che Firenze aveva per­duto il rango di capitale. Il Salvagnoli, avvertendo il Torre Arsa dell'opportunità di epurare la massa impiegatizia di Palazzo Vecchio e di ce infondervi qualche elemento vitale e simpatico , lo consigliava di aumentare il numero dei funzionari non solo per l'accresciuta importanza e numero dei servizi ma anche per la ce convenienza di rendere meno amara la pillola a Firenze che vedesi ridotta a sola prefettura .
Nel '62 l'agitazione fu ancora più forte per opera del par­tito d'azione che a Firenze aveva un nucleo vivace e battagliero. Esso, riunendo il popolo nella sede della Società artigiana per ce istruirlo intorno alle cose del giorno ed ai diritti ed ai doveri del cittadino , faceva, in sostanza, opera di propaganda politica. La Fratellanza artigiana d'Italia, avente ce gran primate Giu­seppe Garibaldi e per motto ce umanità, progresso e patria , annunziava sul giornale La Nuova Europa l'apertura di scuole a vantaggio dei propri soci. Garibaldini ed emigrati romani tenevano frequenti riunioni. Il Comitato di provvedimento genovese, anche dopo che Garibaldi rinunziò alla sua pre­sidenza, continuava l'arruolamento dei ce eosidetti carabinieri Genovesi sotto il nome dei generale ed aveva forti propag­gini in Toscana. Le dimostrazioni con gli evviva a Gari­baldi si alternavano con quelle al grido di ce Roma capitale d'Italia o di ce abbasso il papa-re ed assumevano anche carat­tere antifrancese. Cercavano di approfittare di questo stato di cose per pescare nel torbido i partigiani dei caduti Lorena, toscani o stranieri già al loro servizio ed ora rimasti a Firenze per sostenere il legittimismo. Si spargeva la voce che fosse vicino