Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1357
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/ Fardella di Torre Arsa 1357
mento più intensamente dinamico in cui la passione scoppiò nella difesa delle istituzioni e si creò quella situazione spirituale che fu la leva della loro azione e li condusse a divenire fervidi assertori e creatori del grande stato unitario nazionale, essi che si erano educati all'idea di uno stato di salda sovranità unitaria. Di questa passione furono espressione quelle innumerevoli opere che comparvero durante e dopo la rivoluzione e il suo trionfo, e di cui l'ultima, almeno nel comparire al pubblico, fu quella contenente i ricordi del Torre Arsa. Sono, nella sua opera di studioso, due periodi, intimamente collegati tra loro, espressi in due modi differenti. H primo consiste nell'impulso alla ricerca ed alla coordinazione verso un unico effetto delle cause più complesse e lontane da cui scaturì lo Stato in Sicilia; l'altro è quello della passione con cui, insieme con gli uomini della sua generazione, collaborò all'esistenza dello Stato nella sua espressione più moderna. Al primo periodo appartiene la sua opera di presidente della Società di storia patria siciliana, ai secondo quella di espositore di un momento della vita di quello Stato, il momento in cui egli assunse la responsabilità diretta del potere. Eletto a capo del primo sodalizio siciliano il 6 febbraio 1876, egli lo presiedette per 13 anni sino alla sua morte. La storia dell'isola gli si presentava nella sua ininterrotta espressione, attraverso le molteplici manifestazioni della cultura e il vario svolgimento delle istituzioni. Indotto dalle sue particolari attitudini a considerare anzitutto quella vita dal punto di vista giuridico-istituzionale, egli diede impulso alle ricerche ed allo studio degli antichi statuti. Egli rivolse anche la sua attenzione ad un aspetto caratteristico di essa e di particolare interesse per la Sicilia: quello feudale; ed a questo scopo creò una commissione speciale per lo studio del feudalesimo in Sicilia (678). Alla considerazione di quella vita sotto l'altro aspetto culturale ed artistico, si dovette poi la creazione della commissione di vigilanza sui monumenti storici ed artistici dell'isola (679). La Società di storia patria tendeva così a divenire il massimo organo non solo per la illustrazione della storia politica e sociale, ma anche per lo studio di tutta la civiltà svoltasi nell'isola; e, pur limitando il suo oggetto nello spazio, la sua non voleva più
(678) Relazione del p. L. Di Maggio in Onoranze cit. pp. 16*17.
(679) Ibid., pp. 17-18.