Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1367>
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I Fardello, di Torre Arsa
1367
nella massa e che furono gli intermediari fra il genio e il popolo. Appartenenti all'aristocrazia ed appassionati della libertà, essi fecero per il popolo quanto quelli che erano usciti dal popolo stesso. Generazione d'oppressi, si trasformava, in tempi di resi­stenza e di lotta, di disinteresse e di sacrificio, in generazione d eroi, in virtù di una fede viva, di una illusione generosa o di una speranza certa. Scaturivano dal loro sangue l'istinto della rivolta contro l'asservimento che era la forza da cui si alimen­tava quella passione, ed un fervore a volte eroico e sublime, anche se costretto entro una linea di disciplina e di signorilità.
A questa schiera, che sta tra il genio e il popolo, e a cui si deve in gran parte se esso entrò nella nuova vita nazionale, appartengono i Torre Arsa. Tre indoli diverse ma così salda­mente unite da un intimo legame spirituale, da costituire un'anima sola in una triade armoniosa di pensiero e d'azione. Essi sentirono in tutta l'ampiezza il problema della libertà e tutta la necessità di cercarne la soluzione, per la quale ogni sacrificio fu compiuto con coscienza e disciplina. Intenti a risol­verlo nella loro isola, contenendosi prima entro i limiti segnati dai bisogni e dalle condizioni storiche di essa, i Torre Arsa si sollevarono a considerare con larghezza sempre maggiore di vedute gli interessi che univano la propria regione alle altre. Questa visione, già ampia, della vita li avviò ad eliminare il sentimento regionale ed infine a passare ad una concezione e ad una pratica nazionale di essa, al principio unitario, sicché nessuna traccia di regionalismo si noterà più in essi. Questo superamento non fu che il risultato di un lungo tirocinio, per cui dal sentimento dell'unità nazionale si giunse all'idea del­l'unità politica. L'unitarismo nazionale preparò spiritualmente quello politico.
Alla vita pubblica i due Torre Arsa maggiori s'erano andati preparando assai per tempo, perchè, sin da giovani, avevano compreso che alla classe agiata spettasse di mostrarsi la più civile e la più colta, studiando attentamente le questioni sociali ed i problemi amministrativi, e informando i rapporti con le altre classi ai sentimenti di equità e di dignità umana. Essi appartennero, pertanto, a quella schiera non numerosa, ma intelligente e attiva, dell'aristocrazia che collaborò, non meno delle altre correnti, a spingere la Sicilia sulle vie della vita moderna ed a prepararla, quindi, all'ingresso nella vita nazio-