Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1371
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/ Fardello, di Torre Arsa
1371
mento calmo e profondo come la marea. E tanto meglio potevano compiere quest'opera in quanto, a differenza di altri moderati, non si discostarono dal loro paese, non sentirono disgusto per esso perchè volevano rendere più felice la sua nuova esistenza. Il vecchio marchese potè scrivere una volta a M. Amari, di Palermo brontolona e irrequieta (700); ma a Palermo non tornava mal volentieri come lo Spaventa a Napoli, e alternava la sua dimora tra la diletta Torre Arsa e quella città ove, oltre gli interessi, lo chiamava l'amore per gli studi storici della sua Sicilia; e godeva ricordare ai concittadini che mercè i loro voti, era andato deputato di Trapani ce a quel Parlamento che proclamò l'unità della grande patria italiana e Roma sua capitale (701). Se gli altri due fratelli più particolarmente mirarono al progresso materiale e morale della propria terra, l'affetto del Torre Arsa maggiore non potè dimenticare la Sicilia. Ma questo attaccamento alla terra nativa ora si conciliava bene con la patria più grande italiana per la quale, coi suoi fratelli, aveva lottato e sofferto e nel cui seno erano stati ricondotti i suoi non più connazionali, ma concittadini.
FRANCESCO DE STEFANO
700) Leti, del Torre Arsa all'Amari, in Cari, di M. Amari, UT, p. 285. (701) Pubbl. In La Falce, n. 34 del 6 die. 1874.