Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1934>   pagina <1377>
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Consensi britannici alla causa del nostro Risorgimento 1377
non discriminabile dai sentimenti del sno popolo e dei suoi stessi governanti, doveva esser mossa spontaneamente a dare il nnllosta e il benestare appoggi morali di incalcolabile peso nella realtà alla questione italiana. Ed ecco perchè il Cavour oltre alla propaganda attese ad un'alleanza che impegnava il Piemonte nella guerra di Crimea senza impegnar gli altri alleati, meno che mai l'Inghilterra, in una guerra in Italia. A volte bisogna infatti molto seminare per poco raccogliere; ma quando anche la pochezza del raccolto è indispensabile il sacrifizio è utile e bello.
V'eran del resto per un'altra nostra buona sorte alcuni Ita­liani davvero illuminati in quel torno d'anni in Inghilterra. Già non istaremo a dire che la loro schiera, rada ma valorosa, aveva un insigne precursore e maestro nei Foscolo. Il poeta ch'era stato si inquieto e magnanimo aveva certo assai contri­buito a convertir gli animi alla causa italiana sopratutto col gesto di tutta la sua vita che si fece e si concluse raminga in una tragica sfida ai tiranni e ai calpestatori della sua patria. Mazzini poi, anch'egli esule e indomabile, apostolo e profeta dell'ideale altissimo, veniva a testimoniare con la sua persona austera e luttuosa, con la sua opera intensa e multanime la passione degli italiani, meno che mai affievolentesi, sempre più divampante. E Santarosa e Porro e Scalvini e Pecchio e gli Ugoni, ch'eran tutti poveri e reietti e se molto soffrivano nel mendicare il pane, maestrucoli d'italiano e operai d'ogni umile mestiere, non cessavano però mai di ardere per quella causa onde avevano abbandonato agi e ricchezze e felicità? E Gio­vanni e Agostino Ruifini, i fratelli dell'eroico martire Jacopo di cui suonò alto in Gran Bretagna il nome, che si facevan divulgatori, l'uno per mezzo di romanzi a lungo sudati nella difficile lingua straniera l'altro per mezzo di conversari sapienti in quella cerchia d'amici che a Edimburgo era venuta costi­tuendosi in una bellissima fratellanza di cui egli era l'anima e il capo, delle sofferenze e delle speranze di tutto un popolo che non anelava ora più ma di già proclamava e segnava col sangue il suo riscatto? E Patrizzi che d'avvocato si faceva con­ferenziere e professore universitario e commentatore ed edi­tore di classici nostrani e scrittore polemista valorosamente assertore dei diritti italiani sulle più importanti riviste politico-letterarie inglesi e informatore e suggeritore cauto e sagace dei