Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA
anno
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1934
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pagina
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1385
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Consensi britannici alla causa del nostro Risorgimento 1385
e gettare le fondamenta d'una sezione scozzese collaterale della sezione di Londra, che, con a capo il Lord Provost Duncan Ma-claren, doveva se non espressamente idealmente coordinare e dirigere le altre molte sottosezioni che andavan costituendosi rapidamente a Glasgow, ad Aberdeen e altrove. Vero è che a Pasley città che non a torto vanta ab initio tradizioni d'ospitalità incondizionata l'annunzio che fece incautamente il segretario d'una probabile visita del Mazzini in compagnia forse del-1 altro eroe della libertà Kossuth, scatenò un pandemonio tra i convenuti alla prima riunione, tutti volendo essere i designati all'invito e alle cerimonie della recezione, sicché due o più essendo i partiti non si trovò mezzo di conciliarli nella comune società. Ma l'episodio è degno quant'altri mai di memoria perchè se privò allora la Scozia d'una sottosezione degli amici dell'Italia ci lascia però travedere la profondità ben radicata che aveva raggiunto la simpatia universale pei nostri ideali di indipendenza.
Tanti frutti e tanto successo ricavati da un'azione comparativamente breve, dovevano riescir soddisfacenti ai capi del sodalizio. Una spina v'era però tuttavia nel loro cuore: sì che molti giornali come il Daily News, il Morning Chronicle, il Globe, lo Spectator, VObserver, VAthenaeum, il Punch, il Manchester Guardian, il Leeds Mercury, il Bradford Observer, l'Edinburgh News, il Glasgow Sentinel, il Dundee Advertiser, VAberdeen Herald, il Banner of Ulster ed altri di minore importanza avevan risposto simpaticamente al loro appello; ma v'erano alcuni colossi come il Times e tutti i loro satelliti, che o tacevano o facevano un viso ostile ad ogni argomento italiano. Anche qui, veniva però ad impegnarsi un volto dell'anima inglese. Codesti arditi apostoli d'un ideale d'umanità e di giustizia vedevano in tale esplicita refrattarietà delie altrui opinioni e implicita restrizione delle proprie motivo di maggior aderenza e coerenza nella sacra battaglia. Ecco: forse gli invincibili filistei conservatori, chiusi nella torre d'avorio delle lor viete e munite idee, reputavano d'essere la maggioranza e perciò la vox populi vox Dei? Bisognava dar loro la misura della loro radezza e pochezza col dar voce alle migliaia di cuori britannici che da ogni plaga e da ogni settore insorgevano contro l'ottusità di certi scritti freddamente ostili alla causa italiana inseriti in quella palestra della loro insufficienza. Ma come ottener ciò? Se costoro