Rassegna storica del Risorgimento

RONCHI BRACCIOLI GRAZIO
anno <1934>   pagina <1394>
immagine non disponibile

1394 Carlo Zaghi
la risposta al discorso del regio procuratore Bertelli, che non è altro che una apoteosi quanto mai enfatica e stucchevole della gloria e delle benemerenze di Napoleone.
Basti dire che lo chiama il massimo dei sovrani e degli eroi e assai più grande di Giustiniano, perchè se questi dichiarò di non aver potuto pensare a rivestire a nuova foggia e rendere comuni a tutti i popoli... le vecchie leggi romane , egli invece nell'alto stesso che con una mano possente abbatteva e creava gl'Imperi, sapeva col-l'altra erigere i templi della giustizia ed assicurare, con provvidissime leggi la felicità de' suoi popoli (8).
Poco dopo, con decreto 23 dicembre 1807, fu nominato membro del Consiglio generale del Dipartimento, e finalmente l'8 ottobre 1809 Napoleone premiava il suo zelo e la sua fedeltà insignendolo del titolo di barone del Regno. Le lettere patenti autentiche vennero rila­sciate soltanto l'8 maggio 1812.
Ma nel 1810 gravi accuse si levano contro il Ronchi. Ne è porta­voce Francesco Antonio Monti, fratello del poeta Vincenzo, il quale era allora in rottura col Ronchi per certi suoi crediti che gli veni­vano inesplicabilmente ritardati (9): lo si accusa di abuso di potere, di ruberie e di altri eccessi, che hanno finito per disgustare tutta la popolazione del Dipartimento.
Vincenzo Monti, che allora abitava a Milano, avute in mano le prove delle malefatte del Ronchi, in alcune violentissime lettere al fratello, del 1810, si scaglia contro di lui e denunzia al governo i soprusi del Ronchi e cerca di farlo scacciare dalla carica, nonostante le protezioni del Costabili e del Massari, di cui il nostro è cir­condato (10).
(8) Risposta del signor avvocato Grazio Ronchi, primo presidente della Corte di giustizia civile e criminale, al discorso del sig. Vincenzo Bertelli, regio procu­ratore generale, nel giorno dell'istallazione della Corte stessa succeduta li 27 set­tembre 1807. Ferrara, pe* soci Bianchi e Negri, 1807, in*8. p. 8. Cfr. anche: A. MORELLI, L'insegnamento, cit., pp. 594-695.
(9) VINCENZO MONTI, Epistolario, raccolto, ordinato e annotato da A. Bertoldi, Firenze, Le Mounier, 1928, LTI, p. 294. Il Bertoldi scrive erroneamente Ignazio R.
(p. 378) invece di Grazio.
(10) Ho ricevuto tutte le carte e per ora basta cosi scrive il Monti il 26 loglio al fratello. Non temete, ma in pubblico fate credere che io, mal con­tento di Ceccarelli, mi sia ritirato dall'impegno e che quindi Ronchi assolutamente trionferà. Divulgate particolarmente che la istanza fatta da Ceccarelli a codesto Procuratore Regio non ha senso comune (è questo è vero pur troppo, ma non importa), e die, non essendo stato ben motivato ed esposto il soggetto della mede­sima, tanto il G[ran] Gtiudice] eh il Valdrighi l'hanno rigettata. Addormentate,