Rassegna storica del Risorgimento

RONCHI BRACCIOLI GRAZIO
anno <1934>   pagina <1401>
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Grazio Ronchi Braccioli, deputato al Congresso Cispadano 140J
Mal1 àw. Ronchi, che godeva il bene d'essere riguardato con particolare bontà dairEnrìnent.ntd Arcivescovo (17), servì anche di mezzo per conciliare col Governo tolti gli oggetti che riguardava la giurisdizione ecclesiastica. E che in lui si fosse degnato Sua Eminenza di riporre la sua confidenza lo dimostra la circostanza in cui, abbassati nel mese di luglio al signor Cardinale suddetto, dal Papa, gli ordini per ripigliare il possesso di Ferrara, confidò all'aw. Ronchi, Sua Eminenza, i detti ordini e di lui solo si valse per disporre l'esecuzione dei medesimi (18).
Di più essendo stata l'Eminenza Sua chiamata dai Francesi a Brescia ed avendo affidata la cosa ecclesiastica al suo teologo e canonico Medici, a questi ordinò che in ogni incontro di affare relativo alla giurisdizione ecclesiastica col Governo si servisse del detto avvocato per conciliarlo.
Cercò di fatti l'aw. Ronchi di corrispondere per quanto gli fu possibile al proprio dovere, ed alla graziosa fiducia che in lui riponeva il Pastore. Gli riuscì quindi con somma sua compiacenza ora di disarmare il comandante francese (19), che minacciava per le carceri arcivescovili, tuttavia sussistenti, ora di calmarlo sulle stampe che pubblicava il vescovado relative a cose di culto, e gli riuscì infine di cooperare al ritorno da Brescia dello stesso Arcivescovo.
Era però l'aw. Ronchi segretario dell'università degli studi e amministratore delle aziende ex gesuitiche di rutta la provincia ferrarese; impieghi che riconosceva da Roma, la quale lo onorava già da molti anni del suo compatimento nell'esercizio dei medesimi (20). Furono infinite le sollecitudini che dovette prendersi l'avvocato Ronchi per questi oggetti in tal occasione. L'università era minacciata dello spoglio, clic purtroppo soffriva ogni pubblico e privato interesse, fornita come è la mede­sima di preziosi manoscritti e di un ricco museo monetario; si minacciava una visita ebe tutto avrebbe seco portato di prezioso di quest'utile istituto. Riuscì all'aw. Ronchi di tenere destramente occulto quanto ivi si custodisce, ed hanno
(17) Card. Alessandro Mattei, dei duchi di Giove, romano, nominato Arcive­scovo di Ferrara il 17 febbraio 1777. Cfr. C. ZACHI, Nuovi doc, cit.
(18) Il 30 luglio 1796 le truppe francesi, di guarnigione in Ferrara, per ordine di Bonaparte abbandonarono la città per andare ad unirsi al forte dell'esercito, che assediava il Wurmser in Mantova. Ma la partenza fu tanto improvvisa ed affret­tata che i più credettero trattarsi di una fuga. Di questo stato di cose approfittò il Pontefice per ordinare al card. Mattei dì ristabilire l'antico governo in Ferrara, d'accordo col vice Legato La Greca. Senonchà la Municipalità si rifiutò d'innalzare gli stemmi papali e l'Arcivescovo, alla notizia delle vittorie di Lonato e di Casti­glione, credette opportuno di sospendere gli ordini già dati. Ma ciò non valse a scongiurare l'ira del generale Bonaparte, che gli ordinò di recarsi immediatamente al suo Quartier generale di Brescia, dove lo rimproverò e lo trattenne per qualche tempo. Su questo primo tentativo di restaurazione cfr. C. ZAGHI, Nuovi documenti cit., pp. 9-24.
(19) Il comandante francese dì Bologna, Mannevìllc, biasimò severamente il tentativo del Mattai, commesso contro i patti dell'accordo e disonorante per luì, e gli ordinò di rimettere immediatamente gli stemmi pontifici e di allontanare il La Greca, sotto peno di prigione. L'Arci veficovo rispose a queste minacele con una lettera umile e dimessa tentando di attenuare la sua responsabilità. Cfr. C. Alt* TOEINI, op. cit., pp. 69-73; C. ZACHI, op. cit.., pp. 17-19.
(20) Su patrimonio ex gesuitico e l'amministrazione Ronchi cfr. la vasta docu-mentazione che si conserva preBso l'erede, e nell'archivio della ex Legazione di Ferrara.