Rassegna storica del Risorgimento

RONCHI BRACCIOLI GRAZIO
anno <1934>   pagina <1409>
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Grazio Ronchi Braccioli, deputato al Congresso Cispadano 1409
al suo Pastore, ancora esule (34), le sue dichiarazioni segnatamente sul civico giuramento.
Benedisse il Signore di fatti i voti comuni. Alle armi imperiali fu resa Fer­rara (35) e Ronchi fu il primo che presentò al cardinale Arcivescovo la sua formale ritrattazione, colla storia sincera di quell'atto; cercò anche l'avvocato Ronchi di pubblicarla con le stampe per fornir agli altri un esempio di condotta, ma col mezzo del signor canonico teologo fece avvertire l'Eminenza Sua l'aw. Ronchi di sospendere quell'alto; lo persuase ad essere tranquillo, e ad assicurarsi dell'o­pinione sempre costante che aveva di lui (36).
Non contento però l'aw. Ronchi di tener occulti i di lui sentimenti cercò, senza mancare a quanto il suo superiore gli prescriveva, di soddisfare al sincero sentimento del suo cuore. Fece egli quindi pubblicare una stampa su quell'oggetto a conforto de' buoni e nella stampa stessa parlò dei doveri anche di chi aveva dovuto acquistar beni ecclesiastici, esternando sempre così' il suo sentimento e la sua massima. Questa stampa la presentò esso stesso a Sua Eminenza, e poi volle che fosse sparsa dovunque.
Ma mentre una sincera gioia riempiva il cuore dell'aw. Ronchi per veder cessati tanti affari, restituito l'ordine e la tranquillità, alcuni suoi nemici non hanno difficoltà d'intimargli la guerra, sul fondamento del prestato giuramento si vuol mettere l'aw. Ronchi nella classe dei repubblicani e confonderlo con coloro che deturparon se stessi e il loro nome nei maneggi politici.
Si ritira l'aw. Ronchi a se stesso, e cerca di preparare la sua apologia, non ai suoi nemici, perchè è inutile ragione per disarmare chi non vuole conoscer le cose, ma per prepararle a quel tempo e a quelle persone che, scevre da ogni pre­venzione, giudicar debbono della verità secondo la sincera storia dei fatti, e secondo il vero contegno delle persone. Intanto l'aw. Ronchi vien trascurato in
(34) Con decreto del 16 ventoso anno VI (6 marzo 1798) il Direttorio esecutivo della Cisalpina aveva scacciato il Mattei dal territorio della Repubblica per l'opera di sobillazione e disgregatrice esplicata a danno della Cisalpina e per aver incitato le popolazioni a non aderire al giuramento. Il Mattei si ritirò in principio a Pissatola, parrocchia nel Polesine di Rovigo, ma sotto la sua giurisdizione eccle­siastica, poi a Venezia, senza tuttavia tralasciare d'ingerirsi negli affari religiosi della sua diocesi. Rientrò in Ferrara soltanto il 29 maggio 1799, dopo l'occupa­zione austriaca. Cfr. C. ZACHi, Nuovi documenti sul card. Mattei, citf., p. 79 segg.
(35) Il 22 maggio 1799, dopo un lungo assedio, Ferrara si arrendeva alle truppe austriache comandate dal generale IClenau; il giorno dopo era la volta della for­tezza. Primo atto dell'austriaco fu l'abolizione di tutte le magistrature repubbli­cane e l'istituzione (24 maggio) di una Provvisoria Cesarea Regia Reggenza, con a capo il marchese Camillo Bevilacqua, antico membro dell'Amministrazione cen­trale del Ferrarese. Di essa facevano parte: Ridolfo Varano, marchese Alessandro Canonici, conte Giovanni Cremona, conte Girolamo Crhpi, conte Ferdinando Trotti, avvocato Giuseppe Sterzi, aw. Luigi Minzoni, Giuseppe Mozza, Girolamo Pacchioni, Ercole Rossi, Gaetano Maffei, doti. Luigi Fontana. Cfr. A. FRIZZI," Diario, cìl., p. 157; C. ANTOLUM, op. cit., pp. 158-159.
(36) Possediamo a stampa copia delle ritrattazioni imposte dal Mattei al cano­nico conte Gio. Battista Masi, al doti. Pietro Camanzi, al prof. Tumiali, ecc., che godettero grande popolarità al tempo della Cispadana e della Cisalpina. Le prime due sono state ristampate dall'AWTQUWI, op. cU., pp. 160-162.