Rassegna storica del Risorgimento
RONCHI BRACCIOLI GRAZIO
anno
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1934
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pagina
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1420
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1420 Carlo Zughi
ma nulla ne sapeva, e s'incaricò' di parlarne non solo, ma pur anco di dirmi qualche cosa nella mattina di mercoledì.
Frattanto io studiai fra me stesso, quale potess'easere l'accusa, donde potesse* sere partita, e più percorsi con la mente, meno potei trovarne un solo lontanissimo indizio. Conobbi bensì che il colpo era staio dell'istante, e venuto da alto non che tenuto in riserva di chi lo ebbe lanciato, ma il punto d'appoggio mi mancò sempre per quanti calcoli uri abbia fatti.
Passai nel mercoledì alla Segreteria di Stato, e mi venne risposto che il Cardinale si sarebbe occupalo nel giovedì di un (ale oggetto, poiché trattavasi di giorno di posta. Prevenni monsig. Tassoni ed il card. Arezzo, e siccome nel giovedì avvi pur anco udienza pubblica, vado io pure per parlarne al Cardinale, e per scongiurarlo a: volermi dire il motivo, cosa che praticai per altro inutilmente con monsig. Boatti.
Eccole la storia, come le dissi, ben dolorosa, e tanto maggiormente dolorosa al mio cuore, quantochè si tratti di lei che stimo ed amo vivamente, e quantochè io avrei scommesso lutto il mio stato, ch'ella sarebbe il presidente del Tribunale. Nulla certamente io le scrissi, che non esista, e monsig. Boatti e monsig. Mauri sono viventi. Ma frattanto che fare? lo mando a Napoli la qui unita minuta, sembrandomi assai conveniente di battere ora alla porta del Cardinale mediante un soggetto cotanto rispettabile. Una lettera poi di monsig. Bemetli non meno al Segretario di Stato che al card. Arezzo sarebbe ottima e monsig. Bernetti, sempre giusto, sempre buono, non negherà certamente un testamento, che sarà quello della verità. Ora non si domanderà carica, come dissi, al Segretario di Stato ed a monsig. Boatti. Si domanderà puramente di cancellare la calunnia, cosa ben facile ad un uomo di cuore. Che se, sempre dubbio, il Governo sarebbe stato obbligato di comunicare l'imputazione da prima, essendovi persone in Roma che potevano ben rispondere, e trattandosi di un Magistrato che univa tanti titoli al pubblico riguardo, come mai si potrebbe ora negare che questo Magistrato non debba purgarsi da una indegnità figlia del raggiro, e quindi come tacergli l'accasa? Il Governo è il garante dell'onore degli uomini e il Governo tutte riebbe lasciar aperte le vie, che conducono a conservare questo prezioso patrimonio. Io dissi tutto ciò a monsig. Boatti ed a monsig. Mauri forse con un pò*-troppo di forza nella mia qualità di pubblico impiegato.
Conoscendo i sentimenti di delicatezza, di cuore, di convenienza che le sono propri!, sono certo ch'ella si troverà nelle maggiori angustie. Ne ha tutta la ragione, ed è questi il maggiore mio rammarico. Se io dovessi darle un consiglio, le direi di non esitare un istante di venire a Roma. Ella ha tutto il diritto di voler comparire agli occhi del Principe il soggetto, ch'ella e difatti, e per ciò la presenza del soggetto stesso non può ch'essere la più efficace. E tonto più sarei di questo avviso, quantochè il sistema di Roma è tale che vi vuole sempre la parte in casi simili per condurre il Governo a determinare, e quanto che In mia voce ha di già gridato tanto, che non può in adesso che fare delle pure ripetizioni. Ella poi ha tanta più esperienza di me, onde regolare le sue determinazioni con saviezza, è: per dirle il vero io non mi consiglierei che con monsig. Bernetti, ohe lo credo un bravissimo galantuomo. La causa è tale che merita bene ch'ella con rassegnazione subisca un tanto incomodo. Ritenga però, ch'io non cesserò di gridare.
Un'altra disgrazia, li vecchio Mecenate fa nominato Cancelliere. Io giurai che più mai mi muoverò per alcuno. Se avrò dei doveri di riconoscenza li pagherà