Rassegna storica del Risorgimento
RONCHI BRACCIOLI GRAZIO
anno
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1934
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pagina
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1424
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Carlo Zughi
Mi si comunichi la detta nota perchè potrò pienamente purgarmene come spero, e lasciar alla mia morte quel corredo di onore che reputo sopra ogni altra cosa. Ecco la domanda che raccomando alla sua tutela, che veggo con tanto mio conforto attiva per me, e che oso pur dire non avrà ad arrossire.
Non si megò mai la giustificazione per que* diritti che ha ognuno al proprio onore; questa domanda venga fatta da lei. che la garantisce con i snoi meriti e colla cognizione di lunga età, che ella ha della mia condotta, del mio nome, dei miei poteri. Voglia farne l'uso che troverà necessario e con i mezzi che sono regolari e che io non conosco.
Se non conoscessi il mio cuore ardirei troppo, ma il suo animo non ha più grata occupazione che il sollievo dei snoi simili...
XX.
LETTERE DI DOMENICO BOTTONI A TERESA E A GRAZIO RONCHI.
ROMA, 28 settembre 1816.
Signora Teresa e padrona,
Doppo ut notizia ch'era caduto incommodato il nostro sig. avvocato io non ho avuto più quiete. Egli m'ha usata la carità di farmi vedere i suoi caratteri scrivendomi per terza mano quattro righe. Questo hanno prodotto qualche buon effetto sul mio animo, ma non sono bastanti...
Intanto vengo in questo momento da essere stato dal nostro Legato unicamente per potere ricordare la persona che mi sta a cuore, e doppo brievi discorsi con quella confidenza di cui m'onora, gli ho detto: Eminenza, e del nostro signor avvocato Ronchi cosa facciamo? Mi ha risposto che anche ieri ne aveva avuto discorso col Segretario di Stato: e però lasciami Bottoni andare a Ferrara. Io le dissi che si ricordasse d'averle dato d'essere amicissimo e pieno d'obbligazioni verso questo celebre sogetto, e che egli averebbe in Ferrara presto verificalo se questo è sempre il primo uomo di merito della nostra città, ed egli mi replicò: lasciami andare a Ferrara, e conobbi che sofriva in questo momento di non potere fare quello ch'egli averebbe desiderato. Ricordandole la lettera che ci lessi, che manifestava la carica alla quale il signor avvocato si sarebbe adatato, il Cardinale m'ha fatto l'onore di dirmi: che questa sera voli'essere da me. Si figuri se ne saprò aprofittare, premendomi questo affare più che il mio proprio.
Non vorrei che Barateli! ci avesse scritto troppo a lungo, riscaldandoci la mente con una serie di racconti che forse potrebbero alterare senza ragiono la sua mante. Ci dica [al Ronald] che si compiccia di stare attacato a questo rosso mio scrivere, e domattina passerò un'ora col nostro auditore sempre parlando. Lui ci faccia coraggio, che qnest'aparente inconveniento spero in Dio che ridonderà in tanta sua gloria... Ieri fui dal Segretario di Stato, e nel tempo che Sua Eminenza si degnava di trattenermi, capitò Barateli*, ohe ci disse doveva andare a Napoli, e pare non più Ferrara, e poi tornò via.
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