Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA
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1934
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1430
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Giovanni Natali
A Imola pure si parlava di arresto, e Francesco Lovatelli, che il 20 aprile vi si trovava, così ne scriveva ali1 amico Luigi Carlo Farini, arzigogolando sui probabili sviluppi dell'avventura: Sono a Imola e fin che queste truppe non son partite, non posso far nulla; ora passo il tempo a sondare il terreno. H Gen. Ferrari ha spedito oggi una staffetta a Roma per l* arresto del Duca di Parma. Io credo che non fosse prudente esporlo solo a fare il viaggio a Roma. La scena di Bologna potrebbe rinnovarsi altrove. Poi, se il governo lo facesse scortare fino a Roma, non potrebbe trattare da padrone a suddito? I diritti sul Ducato di Parma che la S. Sede ha sempre tenuti vivi non potrebbero essere rimessi in campo ed avere buon mercato della pretesa? Addio. Penso che voialtri Signori mi troverete straordinario* nel senso della parola francese (7).
Ma si poteva propriamente parlare di arresto?
Il Card. Amat aveva inteso semplicemente di offrire al fuggitivo una prudenziale ospitalità (8). Del fatto avvertì subito FAntonelli, Segretario di Stato, che gli rispose non vedere il governo della S. Sede alcun ragionevole motivo per trattenere il Duca quasi in ostaggio e non opporre difficoltà al proseguimento del suo viaggio attraverso lo Stato Pontificio per dirigersi in Francia (9). Anche il Ministro di Polizia Giuseppe Galletti ravvisava un arbitrio violento nella pretesa di coloro che avevano voluto trattenere il Duca e si augurava che il Card. Legato riuscisse a calmare i bollenti spiriti dei volontari e a persuadere il Borbone a partire al più presto, adattandosi ad alcune misure prudenziali (10). Tali misure specificava poi rAntonelli in
(7) L. G. FAMMI, Epistolario. A cara di L. Bava, II, p. 197. Si noti che in quei giorni da più parti si discorreva di un'unione di Parma e di Modena allo Stato Pontificio, n Minghetti (Miei Ricordi, I, 347) narra che Pio DC alla notizia della rivoluzione di Parma e Piacenza ricorse col pensiero ai diritti apostolici .della S. Sede su queste città e vagheggiò l'ingrandimento dello stato. Non mancò nel Ducato stesso una tendenza a codesta unione. Nella votazione plebiscitaria del 25 maggio per la fusione col Piemonte, si ebbero 230 voti per l'annessione allo Stato Pontificio.
(8) A questo concetto si ispirano lo parole della officiosa Gazzetta di Bologna, n. 63 del 20 aprile: al Bolognesi sanno rispettare chi vinto e già fuor di stato di nuocere alla grande causa d'Italia, sospira a quell'asilo che non fu mai negato alla scaduta grandezza. E i Bolognesi meno di ogni altro saprebbero contrastar* glielo, rammentando come nel giù suo Stalo (Lucca) trovarono ospitalità, allorché tutta Italia lor la negava, per tacere di tanti altri, i nostri più cari, siccome un Silvani, un Bianchetti, un Pescatami, uno Zambeccari, ecc. .
(9) Documento n. 2.
(10) Documento n. 3.