Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA
anno <1934>   pagina <1436>
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Giovanni Natali
DOCUMENTI (Estratti dal R. Archivio di Stato di Bologna)
L
Arri RISERVATI DI LECAZIONE
N. 304 P. R. Bologna, addì 20 aprile 1848 Ecc.mo Card. Segretario di Stato
(minuta) Ministro degli Affari Esteri - Roma.
E.mo e Rev.mo Sig. Mio Oss.mo,
Da parecchi giorni ero stato avvertito che S. A. Carlo Lodovico di Borbone Ex-Duca di Parma aveva divisato di andare a Roma, quindi a Civitavecchia, tra-versando questa Provincia, per imbarcarsi per la Francia, onde recarsi in Isviz-zera, nel qual paese gli era stato vietato d'andare per la strada di Lombardia. Io stimai di non dovergli impedire questo suo divisamento, solo consigliai per evitare qualunque motivo di disordine essere conveniente assumesse un altro nome e facesse il viaggio come privato. Nulla io aveva più. saputo, quando ieri sera alle 10 giungeva in questa città S. A. Carlo Lodovico di Borbone sotto il nome di Conte Raimondo di S. Stefano accompagnato dai Signori Marchese Giulio Dalla Rosa e Barone Giovanni Testa ufficiali della Guardia Civica di Parma, e tanto nel passare dalla Porta San Felice che nel prendere alloggio alla -Locanda S. Marco si annunziava pel Duca di Parma. La notizia della sua venuta tosto si sparse per Bologna ove trovansi alcuni Parmigiani arruolati fra i volontari delle colonne del Generale Ferrari, e questi che forse ne avevano avuto preventivo avviso da Parma o da Modena, si diedero tosto a raccoglier gente, conducendola in Piazza per impedire la partenza del Duca, mentre trovavasi da me per visitarmi prima di proseguire il viaggio, e mentre la sua carrozza stava preparata per partire.
Alcuni quindi a nome di tutti ai recarono alla mia presenza, significandomi l'universale desiderio di tenere il Duca in ostaggio fino all'arrivo del Gen. Fer­rari. Per prevenire tumulti ed anche per provvedere alla sicurezza personale del Duca stesso li assicurai che non sarebbe partito, dopodiché, fidando nella mia parola, l'assembramento si sciolse e quietamente tornarono alle loro case. Offersi quindi ospitalità a S. A., che di buon grado accettò, per essere stanchissimo ed abbattuto di spirito per le patite vicende. Spedii tosto il CoL Cortassa a Imola ove trovasi il Gen. Ferrari, per avvertirlo dell'accaduto, ed esso, nel significarmi che andava a darne avviso al Superiore Governo per le opportune disposizioni, mi partecipava che oggi stesso avrebbe spedito in Bologna il pruno Reggimento Civico comandato dal Sig. CoL Del Grande mettendolo a mia disposizione e che egli stesso lo avrebbe seguito domani o poco appresso.
Benché per ora nulla siavi a temere sulla personale sicurezza di S. A. sem­brami però necessario il non prolungare di molto la sua permanenza in Bologna per la troppa vicinanza di Parma e di Modena e pel passaggio continuo di ardente gioventù che di leggeri potrebbe essere eccitata a qualche disordine.
In attenzione quindi delle disposizioni che l'È. V. R. stimerà di dovere ema­nare su tale riguardo, ho l'onore di significarle la mia distinta considerazione ed ossequio, con che Le bacio umilissimamente le mani.
Il Card. Legato L[UICI] C. A [MAI]