Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA
anno <1934>   pagina <1439>
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Il a fermo a Bologna di Carlo II di Borbone 1439
VI. ATTI RISERVATI DI LEGAZIONE
Col N. 382 P. R. 30 aprile 1848 (Copia) E .ino Sig. Cardinale Antonelli Segretario di Stato
Ministro degli Affari Eeteri di Sua Santità OCCETTO: Il Principe Carlo di Borbone in Bologna. Attitudine presa in suo favore da questa Legazione Inglese e corrispettivi miei passi.
Eminenza Reverendissima
L E.mo Signor Card. Amat Legato di Bologna con ossequiato suo dispaccio in data di ieri l'altro si è compiaciuto di presentarmi la serie dei fatti verificatisi all'inaspettato arrivo del Principe Carlo Lodovico di Borbone in quella città, non" che la parte presa da questo Ministro Inglese in di Ini favore. Mi astengo dal rassegnarne i dettagli, risultandomi dall'encomiato dispaccio esserne già l'È. V. R. pienamente istruita. Interessa per altro che io Le narri i passi da me fatti in con* seguenza di tali notizie a piena giustificazione del nostro Governo.
Nel mio foglio N. 206 io prometteva a V. E. di renderla consapevole della effettuata consegna delle due venerate lettere pontificie a S. A. I. e R. il Gran* duca, rimessemi in seno al Suo dispaccio N. 5005/1. Sono dunque in dovere di annunziarle essere ciò seguito (previe le solite pratiche) ieri mattina un'ora e mezza dopo il mezzogiorno, non senza aggiungerle che opportunissima si presentò questa occasione per mettere il Granduca al pieno giorno degli avvenimenti di Bologna all'arrivo del suddetto Principe, intorno a che si erano qui sparse tante diverse voci da renderne ciascuno dubbioso, a quale di queste si dovesse prestare credenza. Io non ho creduto di poter fare di meglio che leggere per disteso il dispaccio delTE.mo Legato, inclusivamente ad un brano, ov'era parola della dimanda fatta da Lord Hamilton di non so quale liberazione del Duca, con aggiuntovi un gra­vame per infrazione di leggi nazionali,
II Granduca, dopo aver ascoltato questa lettera colla massima attenzione, rèse i meritati elogi alla molta oculatezza e prudenza, onde la Eminenza Sua aveva agito a traverso alla consueta imprevidenza e leggerezza del Principe. Sul qual proposito mi narrava il Granduca aver ricevuto dal carissimo cugino, la vigilia stessa dell'andata di Lui a Bologna, una lettera in cui lo preveniva del consiglio preso di rifuggiarsi in Isvizzera per la via di Milano e di Como ; consiglio che in un poscritto alla lèttera stessa ei diceva aver mutato per suggerimento del Governo Provvisorio, poiché ai riteneva da questo malsicuro il di lui passaggio per la Lom­bardia. Del resto, continuava S. A., quella famiglia ha la disgrazia di non pensare mai bene e di eseguire ancor peggio. E mei provava coli'esempio del Figlio rimasto in ostaggio a Milano, e della stessa Madre del Duca, la quale avendo meditato sotto l'Impero, una fuga da Nizza nella Sicilia, fu sì malaccorta da porre nella clandestina analoga corrispondenza il proprio- stemma, per cui fu intercettata la corrispondenza medesima, fu svelato ed impedito il disegno e, scopertine i com­plici, uno di essi venne fucilalo, un altro morì nella dimane per l'apprensione dello stesso fine, ed un terzo (il Cav. Mannucci) vive ancora in Firenze niente grato alla memoria di quella Sovrana. Si passò quindi a parlare della guerra d'Italia, delle truppe Pontificie e Toscane, della Sicilia e della Venezia, e di altre coso consimili, dal cui racconto io mi astengo, non sembrandomi dì molto interesse.