Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA
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1934
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1440
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1440
Giovanni Natali
Congedatomi da S. A. mi condussi alla Legazione Inglese, cui doveva rimettere un piego deirE.mo Legato di Bologna; e poiché il Signor Miniatro prosegue ad essere abitualmente malato, richiesi del Segretario Signor Scarlatt, che per tale combinazione ha parte precipua negli affari di quella.
Rammenterà fuori di dubbio V.ra Em.za essermi io già esibito nel mio rapporto ossequiosissimo distinto col N. 174 di tener dietro col Signor Marchese Villa* marina alla condotta di questa Legazione, onde inferirne l'attuale politica del Governo Inglese. Non si è pertanto mancalo di etare alle vedette, ma i risultati, che ne abbiamo ottenuto, sono tali da rendere persuasi, in presenza di solenni documenti dello stesso Gabinetto, che la politica di Lord Hamilton è tutta sua personale e nulla ha di comune con gli odierni principi (quali almeno si manifestano) del suo governo. Ciò per altro non toglie che la politica del Sig. Ministro sia tata per lo innanzi e sia tuttora un poco incomoda, oltreché il tono da lui preso col-l'Em.o Legato di Bologna non mi sembrava potersi lasciare inosservato senzachè ne rimanesse adombrata la dignità del mio Governo. Perciò nel pregare il Signor Scarlatt di rimettere al Sig. Ministro il piego di Sua Eminenza e nel mostrarmi inteso del contenuto, non mancai di fargli notare quanto da noi ai tenga ad osare ogni riguardo ai Rappresentanti del Governo Inglese in Italia, anche allorquando per avventura ci sembri non essere bastantemente osservati quelli, che noi in corrispettività abbiamo diritto di esigere. E qui freddamente gli feci osservare come innanzi di avanzar domande ministeriali per la liberazione del Dnca di Panna, accennando ad infrazione di leggi nazionali, sarebbe stato espediente il bene appurare i fatti, al che era aperto facilissimo d'adito consultando e direttamente e per mio mezzo l'Em.o Preside di Bologna. Ciò fatto, io proseguivo, cadeva (almeno a posteriori) un supposto quanto gratuito altrettanto ingiurioso, e sarebbesi cono-scinto che dalle voci al fatto passava la differenza che esiste fra lo imprigionare e ricevere taluno in amichevole ospitalità, fra l'inveire e il distogliere altrui dal farlo, fra l'esporsi a pericoli ed esserne liberato, finalmente, fra l'essere e il non essere una cosa narrata; che d'altra parte era stile della S. Sede (e la storia stessa d'Inghilterra ne offriva prove anche recenti) di far buon viso anziché dimostrarsi avversa ai Principi sventurati e che il nolo Pontificio era stato in ogni età la loro seconda patria anziché un luogo di esilio. Quindi lo pregava a lasciarmi la speranza che il Sig. Ministro avrebbe, sulla scorta dei Catti, rettificato i suoi giudizi intorno ai nostri principi ed alla opera nostra.
Il Sig. Scarlatt in mancanza di solide risposte mi allegava la credibilità che acquistava quella voce dalla cattura fatta in Milano del Duchino di Parma, e dall'averla appresa, rum però come officiale, dal Sig. Ministro degli Affari Esteri. Ed io soggiungevo che l'avvertenza del Sig. Ministro richiedeva appunto, pria di ammetterla, le necessarie verificazioni, e che il mio Governo non era quello Provvisorio di Milano.
Posso assicurare l'Em.za V.ra che questa conferenza, quantunque assai calma, ha prodotto e produrrà un buon effetto, e d'altronde un insieme di..... le circostanze la rendevano assai opportuna. Posso poi assicurarla che ci siamo lasciati col massimo buon umore e con promessa di rivederci al più presto.
Chinato al bacio della S. Porpora ho l'onore di rassegnarmi col più profondo ossequio. Di V.ra Eminenza Rev.ma
Umilissimo Devotissimo ObbligatissSmo Servo
VINCENZO MASSONI - Inc. d'Affari