Rassegna storica del Risorgimento

PALERMO ; SICILIA
anno <1934>   pagina <1449>
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Gli arresti per le dimostrazioni del 2e3 luglio 1859 in Palermo 1449
mandato ad effetto per quella sera, nonostante i divieti della Polizia.
Ciò fa creduto da molti, e gran numero di persone affluirono nella via Toledo attratte dalla curiosità dell'avvenimento.
Venata la sera, però, nessuno osò mettere lumi ai balconi. La via Toledo era intanto sorvegliata e custodita da pattuglie di poliziotti e gendarmi.
Il Direttore Maniscalco, girando verso un'ora di notte per la città per vigilare sul servizio, si accorgeva che nella via Toledo dalla parte della Madonna del Cassero, la folla dei curiosi andava annientando e molte persone stavan {ernie sui marciapiedi, aspettando ansiosamente novità.
Il medesimo Direttore Maniscalco, temendo che la calca aumen­tasse e che gli agitatori ne profittassero per suscitar tumulti, ingiun­geva ai funzionari di Polizia di far sciogliere subito la folla.
Al muover della polizia partiron dalla folla fischi e grida indi­stinte; e il Brancaccio aggiunge che non mancò il lancio di vario genere di immondizie contro il Maniscalco (15), ma alla carica dei poliziotti il popolo non resistette, e poco dopo tutta la gente si dileguò lasciando deserta la via Toledo.
La Polizia accertò come autori dei disordini, quindici individui, tutti appartenenti alle classi più elevate di Palermo, che anche questa volta si eran fatti promotori di quelle popolari manifestazioni, ini­ziandone le ricerche per arrestarli, cioè: Giulio Benso Duca della Verdura, il Principe di Rammacca, il barone Vincenzo Favara, il cav. Francesco Trigona dei Principi di S. Elia, il cav. Francesco Vas­sallo, Vincenzo Palizzolo, Emanuele Sangiorgio, Michelangelo Camin-neci, Giuseppe Chilardi, Francesco Brancaccio di Carpino, Ignazio Minneci, Domenico Macaluso, Leopoldo Mustica, Francesco e Gu­glielmo Di Benedetto.
Fra i ritenuti colpevoli di disordini vi erano personalità notissime, che avevano già durante i moti del 1848 date indubbie prove di patriot­tismo e di fervida adesione alla causa rivoluzionaria, e che, perciò, godevano grande autorità e popolarità: Giulio Benso e San Martino, duca della Verdura, aveva fatto parte del Governo Provvisorio di Palermo e del Parlamento Siciliano come pari elettivo del Regno, e col ritorno dei Borboni posto, come uno fra i più attivi rivoluzio­nari, nella lista dei 43 esclusi dall'amnistia, era andato in esilio a
(15) Cfr. F. BRANCACCIO DI CARPINO, Tn mesi alla Vicaria di Palermo, eie., pag. 20.