Rassegna storica del Risorgimento
PALERMO ; SICILIA
anno
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1934
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pagina
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1453
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Gli arresti per le dimostrazioni del 2e3 luglio 1859 in Palermo 1453
L'imprigionamento di tante cospicue personalità cittadine impressionò vivamente il popolo palermitano, provocando una maggiore irritazione contro le autorità borboniche.
Come scrisse il Trevelyan, il procedimento scorretto e violento già tenuto dal Maniscalco, gli sollevò contro tutta la aristocrazia della capitale e affratellò tutte le classi dalla più alta all'infima in una tacita cospirazione contro il governo, la quale durò tenace per tutto il corso dell'anno decisivo che seguì a quello (26).
Il Luogotenente si accorse presto che le misure di repressione adottate erano valse non già a frenare, ma piuttosto ad eccitare le ire popolari, credette egli forse di potersi ingraziare il popolo colla clemenza, anziché cogli estremi rigori, che avevan già dato così cattivi frutti alla vigilia della rivoluzione del '48, e, ponendo da parte i propositi di estrema energia già manifestati, ritenne opportuno di invocare dal suo Sovrano, appena conosciuti i preliminari di pace di Vii-la frane a, la scarcerazione degli arrestati con telegramma in cifra spedito al Ministro Gambo in Napoli in data 15 luglio 1859; redatto nei seguenti termini : <c Cessato il fomite della guerra si potrebbe usare indulgenza verso gli arrestati per le ultime perturbazioni. Se S. M. si degnasse accogliere quest'avviso vorrei che l'atto d'indulgenza si effettuasse nel suo agusto nome. - Castelcicala .
Pare che il Re Francesco II non fosse dapprima d'accordo col Luogotenente Generale in Sicilia Castelcicala sulla proposta liberazione, giudicandola, forse, come un atto di eccessiva clemenza, infatti riscontrando il dispaccio, sopra riportato, il Ministro Cumbo, per incarico del re, con altro telegramma in cifra del 22 luglio domandava, invece, al Castelcicala il notamento esatto dei colpevoli degli avvenuti disordini, con le relative proposte per coloro, che dovevansi espellere dal Regno, per quelli che dovevansi relegare in un'isola, e per gli altri ancora da inviare a domicilio forzoso-
Successivamente io stesso Cumbo comunicava al Castelcicala che era desiderio del Re, che si spingesse l'energia del Direttore Maniscalco per l'arresto dei latitanti. Alcuni, infatti, dei ritenuti colpevoli eran fin allora sfuggiti ai lacci della Polizia, che continuava attivamente le ricerche arrestando il 3 agosto Giuseppe Bardi, che s'era nascosto nella Casina Bntera all'Olivuzza, due giorni dopo Michelangelo Caminneci, e l'8 dello stesso mese il Duca della Verdura.
(26) 6. M. TREVELIMM, Garibaldi a i Mille, oit., p. 193.