Rassegna storica del Risorgimento
PALERMO ; SICILIA
anno
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1934
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pagina
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1454
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1454
Luigi Antonio Pagano
Rinianevan tuttavia fuggiaschi: il Brancaccio di Carpino, che aveva trovato asilo nel feudo Giardinello, in località prossima a Palermo, appartenente al Principe di Niscemi, i fratelli Domenico e Francesco Trigona di Sant'Elia, nascosti nella casa del Console di Spagna Giorgio Ostmann e Francesco Vassallo, che si era rifugiato nel Comune di Cerda, in casa del Marchese Cerda, suo zio (27).
La clemenza del Re invocata dal Luogotenente, evidentemente come atto politico, onde sedare il malcontento popolare, si manifestò alfine e con telegramma del 15 agosto pervenne l'ordine sovrano della ecarcerazione dei colpevoli dei torbidi.
L'esecuzione di tale ordine avvenne quasi immediatamente, il 16 agosto venivano, infatti, resi in libertà i seguenti trentaquattro individui, che erano in massima parte gli arrestati come compromessi pei fatti del 2 e 3 luglio: il conte Antonino Federico (28), Salvatore Nangano Cappello (29), Giovanni Martorana, Martino Colombo, Girolamo Tomasino, Salvatore Enea, gli avvocati Calcedonio Nicolosi e D. Salvatore Caruso, Gaetano e Guglielmo Di Benedetto, il principe Ottavio di Rammacca, il' figlio di questi cav. Francesco Gravina, Michelangelo Caminneci, D. Gaspare Notarbartolo, Serafino Rapp (30), il barone Casimiro Piccolo, Nicolò Agate, cav. Giovanni di Giovanni, Gaetano Calderone, Stefano Rizzo, il barone Vincenzo Favara, Letterio Tripodo, Antonino Morana, Domenico Cottone, Serafino Li Castri, Giuseppe Vitale, Salvatore Materassaro, Ignazio Ballo, Andrea Lo Jacono,
(27) Cfr. F. BBACACCIO DI CARPINO, Tre mesi alla Vicarìa di Palermo, cit., pagina 23.
(28) Il conte Federico, aveva fin dal 1850 cospirato contro il dominio borbonico insieme a Salvatore Di Marzo, Annibale Anelli, il monaco Ferrara e Pietro Tonda concorrendo all'opera del Comitato centrale esecutivo di Sicilia, in seguito fu sospettato dalla polizia borbonica di partecipazione alla congiura Bentivegna, ma proseguì impavido nella sua azione rivoluzionaria. Cfr. A. SANSONE, Cospirazioni e rivolte di F. Bentivegna e compagni, cit., pp. 56, 79, 102.
(29) S. Nangano Cappello, descritto dalla polizia borbonica come ardilo ed implacabile cospiratore, aveva già per le sue idee politiche subito lunghe prigionie. Lavorava allora nel Comitato rivoluzionario Centrale di Palermo, da lui organizzato insieme ad altri pochi audaci verso il 1856, fu arrestato altra volta nel settembre 1859, come suscitatore di agitazioni che rendevano inquieta la popolazione e. liberato, poi, coll'ingresso delle truppe garibaldine in Palermo. G. COLONNA, La cospirazione di Palermo nel 1860, cit., in Rassegna Sicula, II, p. 440 e segg; cfr. A. SANSONE, Cospirazioni e rivolte di F. Bentivegna e compagni, Palermo, 1891, pp. 37, 38, 5.1, 94; Id., la Sicilia dal 1849 al 1860, cit., pp. 179, 192.
(30) I due fratelli Serafino e Federico Rapp, figli del Console di Olanda a Palermo, erano ritenuti dalla Polizia Borbonica a fra i più caldi agitatori del paese , R. Archivio di Stato Palermo, Ministero affari Sicilia in Napoli, Busta 1229, fase. 305-59.