Rassegna storica del Risorgimento
TOSCANA
anno
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1934
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pagina
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1458
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1458
Giacomo Lumbroso
A quanti ammontavano in Toscana i fautori dell'antico regime? Domanda a cui non si può rispondere con esattezza. Lo scrutinio segnalava 14.925 voti favorevoli al regno separato. Ma, sebbene il plebiscito si fosse svolto in tutta regolarità, certo che i fautori dell'autonomia o meglio i codini come li chiamava il popolo, dovevano essere assai di più. (Osserviamo fra parentesi che mentre, prima del plebiscito, taluno sognava di insediare a Palazzo Pitti una nuova dinastia si era parlato di un Bonaparte, di un Borbone e perfino del principe di Carignano dopo il 15 marzo l'equivoco sfuma : o si accetta Vittorio Emanuele H o si caldeggia il ritorno dei Lorenesi). La maggior parte dei codini appartiene a famiglie dell'aristocrazia, legate ai Lorena da tradizionali vincoli di devozione, come i Germi, i Martelli, i Covoni, i Frescobaldi. Notevole il fatto che nella stessa famiglia vi siano talvolta elementi che militano nell'uno e nell'altro campo. Un marchese Ginori propone all'Assemblea Toscana la decadenza dei Lorenesi, mentre mi suo cugino, il cav. Giovanni Ginori (2), segue il granduca a Landau. Amerigo Antinori duca di Brindisi è tra i fedelissimi alla deposta dinastia; e così pure il suo congiunto Vincenzo Antinori, scienziato insigne e precettore dei giovani arciduchi; ma il figlio di lui, Niccolò, valoroso combattente di Cintatone, sarà per varie legislature deputato al Parlamento Italiano. Fra i più intransigenti oc granduchisti può annoverarsi Andrea Corsini duca di Casigliano che dal 1849 al 1856 ha ricoperto la carica di Ministro degli Esteri; pure, egli è fratello di quel Neri Corsini marchese di Laiatico che tanta parte ha avuto negli avvenimenti del 27 aprile (3) e che, inviato dal Ricasoli a Londra, saprà sostenere con eroica tenacia la causa dell'unità italiana morendo sulla breccia il 1 dicembre 1859.
Appartenevano poi alla schiera dei codini quelli che attraverso il cambiamento del regime avevano perso cariche e stipendi, alcuni mestatori di professione, alcuni politicanti delusi e un buon numero di campagnoli piccoli possidenti, fattori e contadini messi su dal clero a cui l'annessione delle provincie pontificie e la politica del governo in materia religiosa apparivano un nefando sacrilegio. (Ricordiamo, per essere imparziali, che mentre l'episcopato fu concorde in questo contegno di aperta ostilità alla causa italiana, nel basso clero
(2) Di questo Ginori si conservano alcune lettere indirizzato a Leopoldo II nel 1849. Le pubblicò il GENNARELU nel suo Epistolario politico toscano.
(3) Vedasi sull'argomento l'opuscolo compilato da lui stesso: Storia di quattro ore, dalle 9 antimeridiane alle 1 pomeridiane del 27 Aprile 1859, Firenze, 1859.