Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1934>   pagina <1459>
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Il partito reazionario in Toscana nei primi anni dell'unità 1459
soprattutto secolare non mancarono gli elementi patriottici che svol­sero nel popolo mia efficace propaganda d'italianità (4).
Molti fra i codini comprendevano del resto che era vano farsi illusioni su un impossibile ritorno del granduca. Costoro generalmente si appartarono rinunciando a ogni attività politica; seguì tra gli altri questa linea di condotta l'ex-presidente del Consiglio Baldasseroni, mente gretta e retriva, ma buon amministratore e onesto fino allo scrupolo.
Altri invece seguitarono ad agitarsi e a far propaganda, sfrut­tando tutti quei motivi di malcontento che si manifestano inevitabil­mente al sorgere di ogni nuovo regime politico. Questo nucleo più attivo si manteneva in fìtta corrispondenza colla famiglia dell'ex-gran­duca e faceva la spola tra Firenze e Roma, ove il ministro plenipo­tenziario Scipione Bargagli si era rifiutato di abbandonare il palazzo della legazione che pure apparteneva al governo toscano. Aggiungiamo subito che il movimento legittimista tra noi si limitò a intrighi, con­giure da salotto e cabalette. In Toscana non allignò mai, come nelle Provincie meridionali la piaga del brigantaggio, quella guerriglia san­fedista a cui parteciparono, tra torme di delinquenti comuni, anche alcuni fanatici in buona fede. D'altronde la maggioranza della popo­lazione avrebbe subito reagito contro ogni aperto tentativo reazio-nario. Basti pensare all'episodio cosidetto delle torcettate . Il 6 giugno 1861 un gruppo di noti codini che partecipava alla pro­cessione del Corpus Domini, pare non nascondesse il suo giubilo per la morte di Cavour avvenuta la mattina stessa. Bastò quel sospetto perchè il popolo piombasse nel corteo, e strappate le torce di mano ai malcapitati, se ne facesse un'arma per disperderli e bastonarli. A parte questo ed altri episodi sporadici di violenza, quei bravi codini non ebbero certo a soffrire troppe persecuzioni; special­mente dopo che Bettino Kicasoli ebbe abbandonato la carica di Gover­natore Generale, essi furono liberi di mormorare quanto volevano contro il nuovo regime. Le autorità sapendoli più o meno innocui si contentavano di farli sorvegliare. E l'arma più efficace che si usò contro i reazionari fu quella del ridicolo. Sfogliando le collezioni del foglio umoristico // Lampione, vediamo apparirci continuamente
(4) Alla Biblioteca Nazionale di Firenze si conservano varia opuscoli di pro­paganda patriottica composti da preti toscani nel 1859 e nel 1860. Fra questi sacer­doti liberali va ricordato il canonico fiorentino Brunone Bianchi, dotto epigrafista.