Rassegna storica del Risorgimento
TOSCANA
anno
<
1934
>
pagina
<
1461
>
il partito reazionario in Toscana nei primi anni dell'unità 1461
cane. Questa singolare alleanza non costituisce nella Storia un fenomeno nuovo, poiché in ogni tempo le opposizioni di destra e di sinistra hanno avuto tendenza ad allearsi. Nella nostra regione certi ibridi connubii si spiegano ancora di più, se si tien conto che nelle file dei reazionari toscani militava gente nota pochi anni prima per le sue tendenze sovversive: lo stesso San Poi in gioventù aveva amoreggiato colla repubblica, e fra i più noti . codini di Firenze primeggiavano Alfonso Andreozzi e Gemente Busi, l'uno e l'altro avvocati di grido, che nel 1849 si erano mostrati accesissimi fautori del Guerrazzi. Del Busi si conservano alcuni opuscoli scritti tra il 1859 e il 1861 in sostegno della tesi federalista (6).
Assai meno noto di costoro, ma a entrambi strettamente legato fu un certo Carlo de' Ricci che nella chiesuola reazionaria tenne le fila di parecchi intrighi. Scarse notizie si hanno su questo stravagante personaggio. Sembra che fosse il figlio naturale di una gran dama fiorentina; arruolatosi nell'esercito del granduca subì una condanna, probabilmente per motivi politici (anch'egli infatti si vantava di essere stato repubblicano nella sua prima gioventù). Non sappiamo bene che parte egli avesse negli avvenimenti del '48 e nel '49. Comunque, nel 1860 lo ritroviamo a Parigi ove scrive poesie satiriche, collabora a varii giornali e invia corrispondenze anonime al famigerato Contemporaneo. Nel 1867 il Ricci, ridotto in miseria, piomba a Firenze, chiede invano sussidi alle più note famiglie patrizie di cui si dice stretto parente; un bel giorno attacca al muro di un palazzo del centro un cartello con su scritto: Cavaliere Carlo de' Ricci lustrascarpe , e si dà effettivamente a esercitare queir umile professione (7). Torna poi in Francia e li se ne perdono le tracci e; si sa unicamente che morì in un manicomio, verso la fine del secolo scorso.
All'Archivio di Stato di Firenze si conserva copia di parecchie lettere del Ricci, tutte del 1860, indirizzate al San Poi, al Busi e all'Andreozzi.
È noto che il Ricasoli, finche fu Governatore Generale della Toscana, non ebbe scrupolo a far intercettare la corrispondenza degli
(6) Governo e riforme in Toscana, Italia, 1859; Zi foedere unitas, Firenze, Stamperia in via Chiappini!. 1860; L'unità politica e le autonomie amministrative, Firenze presso i principali librai, 1861.
(7) Questo episodio è rievocato da GABARDO GABARDI nel ano libro di memorie famigliari intitolato Mia Madre Firenze, 1902, voi. II, pp. 55 e scgg. Le altre notizie sul Ricci sono tolte da una lettera che Alessandro D'Ancona indirizzava al Gabardi e che questi riprodusse In calce al suo volume.
(Il