Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1934>   pagina <1463>
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// partito reazionario in Toscana nei primi anni dell'unità 1463
In data 1 luglio 1863, la Commissione di Pubblica Vigil anza presso la Prefettura di Firenze segnala accludendone un esemplare, che a Milano è stato stampato un libello ingiurioso contro la Sacra Per­sona di S. M. il Re e dal Comitato Mazziniano di quella città ne sono stati spediti dei pacchi a tutti li altri comitati (App. - Docum. IV). Il 3 gennaio 1864 la stessa Commissione informa la Prefettura di un manifesto reazionario, stampato anch'esso alla macchia e diffuso in varii centri della Toscana. Anche di questo documento si conserva una copia che riproduco parzialmente in appendice (Docum. V); confron­tandolo col libello sequestrato alcuni mesi prima, ci si convince ancor di più che mazziniani e clericali usavano spesso delle medesime armi di lotta; infatti nell'uno e nell'altro foglio vediamo riprodotte le stesse volgari calunnie contro Vittorio Emanuele II. Questo accani­mento che la stampa clandestina manifesta contro il sovrano si spiega inquantochè egli rappresenta il baluardo più sicuro dell'unità nazio­nale; perciò appunto il re galantuomo è odiato dai reazionarii più di Cavour, più di Garibaldi, più di Mazzini.
H manifesto del gennaio 1864 fu probabilmente redatto per inte­grare e rafforzare un proclama che Ferdinando di Lorena indirizzava ai Toscani nel dicembre. Il principe usa naturalmente un altro tono, ma rinnova con maggior energia la protesta del 1860 e trae motivo dall'alienazione di alcuni beni demaniali per attizzare il malcontento contro il governo di Torino. ... Protestiamo nel modo il più solenne contro le alienazioni e contrattazioni di qualunque spece che dal Governo usurpatore possono effettuarsi di beni fondi dello Stato in Toscana... (8).
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Col trasporto della capitale a Firenze, la propaganda reazionaria si ridusse ai minimi termini; le venne infatti a mancare uno dei suoi argomenti preferiti, cioè che l'unità italiana si era risolta in un ingran­dimento del Piemonte e che Firenze era ormai ridotta un'umile ancella di Torino. Dobbiamo perciò riconoscere ohe, sebbene suscitasse va-
(8) V. La Nazione del 5 gennaio 1864.. Questa vendita dei beni demaniali di cai i Lorenesi rivendicavano in parte la proprietà dette luogo a una lunga polemica tra il foglio liberale e la gazzetta reazionaria 11 Firenze.