Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1934>   pagina <1466>
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Giacomo Lujtibroso
Parigi, 15 agosto 1860.
Dappertutto in qua e in là Un rumore si destò, Ed il Re dell'Unità Di concerto si fischiò.
Tentennino andato giù Di rimettersi pensò Tale quale almeno fu E a Torino ritornò.
Ma Torino al poero Rè Fin Tasilo rifiutò, Per levarlo intorno a Se In Savoia lo cacciò.
E dell'ovo che perde Neanche il guscio gli restò E l'Italia del suo Rè Solo il puzzo conservò.
[Carte BUmchi-Ricasoli, Busta R Ins. D)
n.
Memorandum ài Carlo de' Ricci a Ferdinando di Lorena
Altezza Reale!
A Voi Principe Italiano volgo una lìbera parola non di consiglio ma di pre­ghiera. Non disgraditela A. per umile che ella sia, potrebbe, come il topo della favola, salvare il leone!
Mi fia concesso gettare uno sguardo rapidissimo sulle fortune della Italia, onde il mio argomentare possa ritrarre luce vivissima di Storia e polso evidente di realtà.
Gli eventi della patria nostra volgono oggimai precipitosi all'anarchia, vale a dire alla negazione di qualunque dettame antico di Società politica, civile e religiosa..;
... Quando i popoli italiani dichiararono nell'anno passato la decadenza dei principi non uscirono punto dalla cerchia dei loro diritti legali, ma intesero sol­tanto respingere il diritto divino verso il Suo patrono il diritto di conquista respin­gendo dei principi che di fronte al diritto patrio erano degli intrusi degli stranieri e degli agenti dello straniero. 11 popolo italiano è stato talmente logico che non ha mai ammesso la buona fede dei principi, neppure in Carlo Alberto, neppure in Vittorio Emanuele quando combattevano contro l'Austria che era la fonte prima della loro autorità. Certo non era naturale che i principi facessero la guerra a loro stessi.
Ma esautorato una volta lo straniero e stabilito un patto federale fra i principi della penisola, un nuovo diritto pubblico sarebbe consacrato in Italia.