Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1934>   pagina <1469>
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// partito reazionario in Toscana nei primi anni dell'unità 1469
Agenti poi attivissimi e noti per destrezza birresca del Comitato medesimo si direbbero Angelo Bandelloni e Filippo Catastila di presente messi a riposo, ma stati già, l'uno Capo Commesso di P. V. presso la Prefettura di Firenze, e l'altro presso quella di Livorno.
Si danno inoltre per membri d'esso Comitato Monsignor Baldanzi arcivescovo di Siena, e un Prete Bianchi di Lucca.
Si vuole infine che sian venduti alla setta, e ne procurino i vantaggi l'attuale Delegato di Governo, e Pretore Civile e Commerciale di Viareggio (Provincia di Lucca), e si asserisce che un tal Giuseppe Mazzetti Romagnolo che conduce vita attivissima e girovaga, che è molto conosciuto e che non è difficile il sorprendere, abbia piena notizia della cosa e possa dare intorno alla medesima le più minute informazioni.
Non sembra che nelle attuali circostanze debbano essere trascurati gl'indizj sopra discorsi, che per molte ragioni prendono colore di credibilità e d'importanza.
La setta Austro-Clericale si serba da qualche tempo in Toscana entro l'appa­renza d'una tranquillità, cui non era solita per l'innanzi: e siccome ciò non può attribuirsi né a sentimento della propria impotenza ne a mutati principi, da che è sempre assai numerosa, né ha rimosso un punto della sua avversione all'attuale ordinamento di cose, cosi è molto naturale che stia nel silenzio macchinando qualcosa. E ciò potrebbe esser bene l'introduzione del brigantaggio, visti gli effetti dolorosi da esso prodotti nelle Provincie meridionali, e considerato che ove potesse attecchir hi vita anche in questa parte del Regno, consumerebbe per nuova via la pazienza dei popoli e le forze dello Stato, e potrebbe quando che sia apparecchiare occasioni favorevoli all'Austria e alla reazione.
{Prefettura segreta 1863).
rv.
Libello contro Vittorio Emanuele 11 fatto stampare dai comitati mazziniani
nel Novembre 1863
... Vediamo un po' cosa ha fatto questo Galantuomo e se V. Em. merita questo titolo di Galantuomo (13).
Nel 1849 si chiama duca di Savoia e comanda una divisione alla battaglia di Novara. Era figlio, suddito e ufficiale subordinato di C. Alberto, re e generalissimo d'un esercito di 80.000 nomini contro 45.000 austriaci. Abbandona la sua posizione e per colpa sua C. Alberto perde In battaglia ed è obbligata ad abdicare. Chi ne profitta è il Duca di Savoia che diventa re. C. Alberto partendo per l'esigilo gli diceva: se ambivi il trono, v'eran ben altri mezzi d'averlo, senza comprarlo col disonore di tuo padre e con una sventura nazionale .
(13) Il libello s'intitola Dialogo fra un impiegato e un operaio. Il primo è devoto alla monarchia mentre il secondo è repubblicano o pronuncia contro Vittorio Emanuele una lunga requisitoria di cui ho riprodotto solo l'inizio. Inutile aggiungere che le acense rivolte al re si riducono a calunniose fantasie: calunnie sostenute e diffuse come appare dal documento successivo - anche per opera degli elementi reazionari!.