Rassegna storica del Risorgimento

MACCAFERRI LUIGI
anno <1934>   pagina <1482>
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1482 Libri e periodici
darli, per esempio, alla volta dell'America, perchè non rimanessero in Europa a suscitarvi agitazioni e sommosse) chiarisce i modi della politica dell'Austria in Italia; inflessibile e attenta difesa degli interessi imperiali nella Penisola, ma severo rispetto delle leggi, relativa moderazione nelTappIicarle, opportuno Inter* vento della clemenza sovrana per mitigare gli eventuali rigori di quella: donde 1*avversione del Mettermeli per il Duca di Modena, che non s'atteneva a simili direttive per il Principe di Canosa, che, mercè il fanatismo senza scrupoli della sua politica reazionaria, esasperava le passioni naturali del liberalismo e finalmente per il cardinale Bernetti, che, alcuni anni più avanti, lo stesso cancel­liere dell'Impero vorrà sia allontanato dall'ufficio di Segretario di Stato, a causa della sua politica faziosa, suscitatrice di acerbe dissensioni civili .
Mi pare che chi vede e presenta la storia in questo modo, sia buon storico, come appunto lo Spellanzon, che possiede due doti per me essenziali allo storico: l'aderenza stretta ai fatti, che, dalle narrazioni più disparate e contrastanti, rac­coglie: valuta oggettivamente e torna a narrare, lui, in bella e sintetica forma, riducendo gli avvenimenti al loro nocciolo fondamentale, spogliandoli cioè di ogni fronzolo, di ogni sovrapposizione dovuta a interessi o a passioni di parte. L'altro pregio grande, si è quello di intercalare le narrazioni con considerazioni, deduzioni, giudìzi semplici, facendoli scaturire dall'ordine dei fatti, e creando, quindi, una grande simpatia tra storico e lettore, perchè a questo secondo pare spesso che i giudici dello storico, siano anche i suoi. Voglio dire che lo Spellanzon evita le alte speculazioni, per esempio di un Oriani, il quale, troppo spesso, anche se abbia felicissime intuizioni, s'abbandona a deduzioni della sua mente, che talora corri­spondono al vero o hanno legami con esso fino ad un certo punto, dimenticando che la realtà non sempre è quella da lui accarezzata, idealizzata, sognata, intuita. Come è stato riconosciuto da uno studioso autorevolissimo, l'opera dello Spellanzon : sa essere popolare senza venir meno alle necessità della critica più rigorosa, cor-regge. Vampia prolissità, a volte togata, del Raulich; e si astiene dalla superficialità facilona di Ernesto Masi; tiene piuttosto della serietà del Ballon King, ma è più italianamente concepita .
Tornando al modo tenuto dallo Spellanzon e al come la storia viene da lui guardata, sentita, e ripresentata, sentiamo le sobrie considerazioni che butta giù alla naturale, come non fosse compito suo, senza enfasi, senza prosopopea, dopo l'impiccagione di Ciro Menotti: H cappio che strinse alla gola l'organizzatore della rivoluzione del '31, avrebbe dovuto, nel voto del legittimismo nostrano e stra­niero, soffocare anche l'anelito della migliore Italia, verso un'era dì civile rina­scila nazionale! Il sacrificio di Ciro fu invece semenza di nuove speranze, e di nuove iniziative,: 'traverso le quali doveva pur maturare il voto dell'unità della patria, cui il cospiratore di Carpi aveva, fin d'allora, disegnato di conseguire .
E potrei continuare all'infinito; ma il fren dell'arte me lo vieta.
Qualche affermazione dello S., forse, potrebbe, da taluno anche discutersi, come quella che Io Zucchi; anch'agli errò restando a Modena, dopo il 23 febbraio, anziché andare a Bologna, a prepararvi, con indirizzo unitario, l'esercito e la guerra (pag. 443).
Pure questione grossa e non credo ancora oggi pacifica, quella della firma non apposta dal Mani ioni alla Capitolazione d'Ancona, nel 1831 (pag. 451).
Rilievi critici originalissimi, personali, che costituiscono veri contributi alla più gelosa critica storica sono sparsi nell'opera, un po' dappertutto. Per cs., alle pagg. 647-8, circa la lettera di Carlo Alberto a Ferdinando II; e, per notar con quale coscienza Io Spellanzon ha lavorato, si può vedere la Spedizione di Savoja del 1834, dove l'autore non si appaga della corrente versione mazziniana, ma rife­risce anche il punto di vista del Romorino, che non è, poi, indegno di considerazione.
A questa scrupolosità noi eravamo abituati fin dal primo volume, dove non è stata minore la diligenza dello storico, dove il calore del patriota non ha fatto