Rassegna storica del Risorgimento

MACCAFERRI LUIGI
anno <1934>   pagina <1486>
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1486 Libri e perlofìiim
Ma la collezione più importante della Tipografia Elvetica furono i Documenti della Guerra Santa d'Italia. Quel Santa qualifica le guerre del 184-8-49 meglio di un poema. Dice lo spirito romantico, il trasporto eroico e religioso, la fede e l'impeto magnanimo con cui furono combattute; dice la speranza, anzi la certezza che la aspirazione dei combattenti sacrili cantisi sui campi di battaglia non poteva essere, vana.
Il germe di tale collezione va cercato nel volume L'insurrezione di Milano, uscito nell'ottobre 1848 a Parigi, in seguilo alla pubblicazione del quale molti materiali pubblici e segreti furono comunicati al suo autore Carlo Cattaneo, ma fu solo dopo il marzo del 1849 ebe l'idea di un'ampia raccolta documentaria illustrante le grandezze e le miserie degli ultimi fatti d'Italia prese corpo, per merito principale di Gino Daelli. Il 1 giugno usci il primo manifesto d'annunzio, scritto dal Cattaneo. Nel luglio comparirono i Ceniti e Documenti della guerra a insurrezione lombarda del 16*49, scritti febbrilmente da Gabriele dimezzi e rive­duti dal Cattaneo. Immensa efficacia ebbero i Documenti della Guerra Santa d'Italia sullo spirito di resistenza del nostro popolo, in quel decennio di dolore e di attesa che va dal '49 al '59. La caccia spietata a cui furono sottoposti dalle autorità austriaca e di altri governi d'Italia è il migliore attestato della loro impor­tanza ai fini della rivoluzione nazionale.
H lavoro del Caddeo è distribuito in duplice Catalogo : Alfabetico e cronolo­gico. I quali sono seguiti da Nuovi Studii Sturici* sulla Tipografia Elvetica, il RI-sorgimento Italiano e il Canton Ticino, che qui si ricordano, tanto sono importanti, a uno a uno : 1. Lo spionaggio austriaco nel Canton Ticino;. 2. I partiti politici tici­nesi; 3. La Tipografia Elvetica di fronte alla questione italiana; 4. Vincenzo Borsa, i suoi amici e i suoi affari; S. Aurelio Bianchini-Giovini e il giornalismo ticinese del suo tempo; 6. I sessantott'anni di esilio di Carlo Modesto Massa; 7. Un prete giacobino: Francesco Bonardi; 8. L'abate Luigi Malvezzi; 9. L'avventuroso barone Giuseppe Corvaja; 10. L'ingegnere Francesco Scalini; 11. Stato della libreria italiana verso la metà del secolo scorso; 12. L'ultimo periodo della Tipografia Elvetica.
Seguono 44 documenti inediti; più, il Registro dei nomi.
Gli Studi storici appunto, che seguono il doppio Catalogo, sono aggiunti al fine di una migliore informazione su accenni, avvenimenti e personaggi di cui si parla ripetutamente nelle illustrazioni bibliografiche, e sulla complessa e spesso contradditoria operosità della Tipografia Elvetica.
Nel primo volume. La Tipografia Elvetica di Capolago; uomini, vicende, tempi, in 600 pagine, con 170 documenti inediti, dall'autore stesso dedicato a questo suggestivo argomento, il Caddeo s'intrattiene più diffusamente sul periodo più recente della celebre officina, quello che va dal 1847 al 1853 e che potrebbe chia­marsi il periodo di Alessandro Repetti.
Nel secondo volume, quello che vengo esaminando, l'A. si è dilungato sul meno noto periodo iniziale, che assume la sua personificazione in Vincenzo Borsa Mazzetti e in Carlo Modesto Massa.
Qui ci si distende davanti tutto il panorama dell'immenso lavoro della Tipo­grafia, e, voce per voce* (sono quasi cinquecento), ci guida il Caddeo, il quale, con la sua duplice qualità di perito tecnico-editore e di studioso coscienzioso, acuto e dfligentissimo e scrupolosissimo, fatta la storia critica ragionata di ogni soggetto, ri dice se sia vera produzione della Tipografia di Capolago, o se sia imitazione o contraffazione. Imitazione, quando forse* si è trattato di collaborazione data da qualche consorella vicina, o di necessaria dissimulazione di qualche merce di con­trabbando, in Stati che non avrebbero mai potuto permettere stampe che, di fatto, alla macchia si emettevano; ed anche contraffazione, come nel tipico caso del-YEpistolu del famigerato Principe dì Cnnoso, uscita dai torchi della tipografia Camerale estense. gabellata e fatta passare per stampa di Capolago.