Rassegna storica del Risorgimento

MACCAFERRI LUIGI
anno <1934>   pagina <1488>
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1488 Libri e periodici
rievocato uno dei capi del governo provvisorio, Francesco Pepe, ucciso presso Bari dai satelliti della tirannia.
Il governo repubblicano commise molli errori provocando grave malcontento nelle plebi; indi scaturì un'insurrezione borbonico-proletaria in tre Provincie: Capitanata, Terra di Bari, Terra d'Otranto, che VA sviluppa nella parte tersa. In questo periodo gli Inglesi, die avevano occupato la Corsica, ne vennero scacciati, e Pisola fu restituita alla Francia; allora accadde, ebe molti isolani, sostenitori'del regime anglo-corso, si rifugiarono a Napoli, quindi trasmigrarono nelle Puglie fino alla costa; durante questo percorso avvenne un curioso equivoco: Casimiro Raimondo Corbara di Bastia fu scambiato per il principe ereditario di Borbone; le popolazioni costiere, specialmente quella di Brindisi, appartenenti in gran parte al gruppo sanfedista controrivoluzionario, acclamarono fino al delirio il creduto principe, ebe prosegui la sua via coi compagni fino a Corfù, indi a Tunisi, mentre l'insurrezione antifrancese metteva in pericolo la repubblica napoletana.
La parte quarta ci dà il racconto della spedizione delle truppe francesi coman­dale dal generale Duhesme, la quale s'inizia col fatto d'armi di S. Severo; spie­garono molto valore i Sanfedisti, ma tosto furono vendicali dalla tracotanza dei Francesi, ebe misero a sacco il santuario di Monte Sant'Angelo e commisero altre violente dilapidazioni, I Borbonici riprendono l'offensiva, cosicene sì alternano le vicende "della lotta con stragi ed orrori; specialmente la città di Martina è sac­cheggiala e rapinata con estrema violenza dai monarchici, e vi si restaura l'antico regime, mentre i superstiti repubblicani sono arrestati.
NeUa parie quinta l'A. ci dipinge il rinnovato furore della guerra civile; la cruenta lotta intorno alle mura di Andria, caduta in potere dei repubblicani; l'as­sedio e l'eroica difesa di Acquaviva; l'orribile eccidio di Troni; le barbare fucila­zioni di Bitonto e Molletta ; lo scempio di Ceglic e Carbonara; i soprusi dei con­quistatori francesi a Bari e la depredazione del tesoro di S. Nicola. In seguito a queste vicende i francesi ritornano padroni di tutta lu regione pugliese; i Comuni rialzano le già abbattute insegne giacobine e il tricolore sventola dal Gargano alla Punta di Leuca; sembrava che finalmente la pace dovesse regnare tra le martoriate popolazioni pugliesi, ma purtroppo non fu che vana illusione.
La parte sesta ci fa assistere all'improvvisa ritirata dei Francesi dalla Puglia e allo sbarco dei Turco-Russi a Brindisi; indi ha inizio per volontà della Regina la spedizione di Fabrizio Ruffo per la riconquista del regno, movendo dallo stretto di Messina: i primi drappelli sanfedisti sono annunziati dal proclama di Palmi, cui fa seguito la marcia, vittoriosa attraverso le Calabrie. L'armata cristiana e reale arriva a Maiera, fra le dubbiezze e angosce del cardinale Ruffo. 1 Realisti prose* gnono fino ad Altamura, ove dopo lunga lotta sanguinosa irrompono vittoriosi sulla citta commettendo nefandezze d'ogni sorta, saccheggi e rapine.
Mentre il cardinale Ruffo prolunga la sua dimora in Altamura, le squadre russe sbarcano a Bari, a Barletta e a Manfredonia. Va trionfando il Sanfedismo, e la parte settima del volume ci fa seguire i continui progressi dei Realisti, nonostante qualche minaccia giacobina. Il cardinale avanza nella Campania, ove Pugliesi illustri lavo­rano per le sorti della repubblica; al Ponte delia Maddalena, ai Granili, a Castel dell'Uovo e a Castel Nuovo si succedono drammatiche vicende di violenze e
d'orrori.
La parte ottava comincia coli'elenco delle pene capitali che s'iniziarono il 6 luglio 1799 nelle terre riconquistate dai Borbonici; l'A. ricorda Ut condanna di Oronzo Massa, lo scempio di Nicolo Fieni, il memorando olocausto di Ettore Carafa, le istruzioni giudiziarie del ? settembre con l'esecuzione di Palomba, Mastrangelo. Astore e altri ragguardevoli repubblicani. Famiglie di patrioti, letterati, scienziati e indenti furono cacciati in esilio; altri, detenuti nei castelli, perirono di fame e di stenti. Sotto l'usbergo di legge tirannica perdura l'anarchia, e la banda ladresca