Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO AMEDEO II RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1935>   pagina <24>
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Roberto Pàlmarocchi
nare i suoi primi atti di governo in Sardegna, quando, secondo l'opinione corrente, egli non pensava che a liberarsene, con l'ultima occupazione alberoniana, quando la Spagna trattò l'isola come terra di temporanea conquista, e solo in articulo mortis, e cioè dopo le convenzioni di Londra e di Parigi, ab­bondò in concessioni d'ogni genere (titoli nobiliari, investi­ture, impieghi), al solo scopo di creare difficoltà al suo suc­cessore.
Questa opera di valorizzazione il re sabaudo non attuò con quella risolutezza imperiosa che era propria del suo carat­tere. I suoi procedimenti furono così cauti, che ad un occhio disattento la sua politica può apparire negativa ed incerta.
Si suole giustificare tale cautela coll'osservanza del trat­tato di cessione, una clausola del quale obbligava il Piemonte a non innovare nulla, a mantenere intatti i privilegi locali, e via dicendo. A nostro avviso, gli obblighi del trattato erano certo un ostacolo per un'azione riformatrice, ma uno di quegli ostacoli che un governo avveduto, se non può abbattere, può sempre aggirare (lo dimostrò pochi anni dopo Carlo Ema­nuele III). Crediamo perciò che la prudenza di Vittorio Amedeo II non fosse imposta, ma volontaria, non passiva acquiescenza alla lettera di un trattato, ma pura arte di governo.
Se a tutti i viceré che si succedono egli ordina di rispet­tare le tradizioni, le usanze, i privilegi locali, se acutamente li avverte di diffidare soprattutto di quelli che suggeriscono mezzi rapidi e drastici per estirpare gli abusi, bisogna ricono­scere che in quei primi anni, chi voleva non già imporre una temporanea dominazione, ma instaurare un regime solido e duraturo, non poteva seguire altra via. Abbiamo già accennato che il paese era diviso in due fazioni: spagnola e imperiale. La formazione di un terzo partito, il sabaudo, nel quale si fondessero a poco a poco e si annullassero gli altri due, richiedeva tempo e pazienza; e soprattutto l'astensione da tutti