Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO AMEDEO II RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1935>   pagina <25>
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H regno di Vittorio Amedeo II in Sardegna 25
quei gesti coercitivi che avrebbero provocato una reazione violenta e unito le due parti ostili contro il comune avver­sario. Perciò il re non si stancava di raccomandare che spa­gnoli e imperiali fossero trattati con imparzialità assoluta, e che se ne evitasse la fusione. Ma non una volta nel suo car­teggio egli ordina di eccitare le inimicizie: la pace interna del paese deve essere anteposta all'illusione di momentanei successi.
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Questa illuminata cautela si manifesta specialmente nella questione della lingua. Alle sollecitazioni del primo viceré che propone di affidare F insegnamento nelle scuole a maestri italiani e di emanare in italiano le ordinanze reali, il Sovrano risponde con un netto divieto, osservando che la lingua dovrà introdursi insensibilmente da se stessa per il maggior bisogno che si avrà di servirsene, nel nuovo regime. Due anni dopo egli conferma queste sue istruzioni, ordinando di usare l'ita­liano solo nel parlare, senza far nulla per sostituirlo coatti­vamente allo spagnolo. Solo nel 1726 incarica il viceré di stu­diare, insieme col gesuita p. Falletti, un piano per introdurre la lingua italiana in Sardegna. 11 motivo addotto per giu­stificare questa decisione è il danno che all'amministrazione della giustizia e alla tutela della giurisdizione regia può deri­vare dal fatto che i giudici nuovamente mandati dal Pie­monte, oltre a non esser pratici delle leggi e prammatiche del regno, non ne conoscono neppure la lingua. Ma si aggiunge anche: per alienare di più i regnicoli dalla nazione spa­gnola . E da credere perciò che la causa principale del mutato indirizzo stia nell'opinione che l'ambiente è ormai maturo per un'inizio di riforma. Il disegno del gesuita, che sarà attivamente coadiuvato dai PP. Scolopi, consiste nel far venire dal continente alcuni religiosi, dai quali i frati residenti