Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO AMEDEO II RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1935>   pagina <26>
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Roberto Palmarocchi
nell'isola imparino l'italiano, mettendosi così in grado di poterlo insegnare nelle scuole.
In questi provvedimenti però non c'è neppure l'ombra dell'imposizione. Quando si decide di pubblicare una gram­matica italiana, e il tipografo Borro fa osservare che nel 1723 ha acquistato il privilegio di ristampare una grammatica spa­gnola, e che i molti esemplari giacenti diverranno inutili se l'introduzione dell'italiano sarà accompagnata, come si sup­pone, dal divieto dello spagnolo, gli si risponde che il re vuole che ci s'impratichisca dell'italiano al solo fine di poter trat­tare coi nuovi ministri nei primi tempi della loro dimora nell'isola. Dunque nessuna proibizione.
Al viceré tali misure dovettero apparire eccessivamente modeste, perchè scrisse che procedendo in questo modo, per rendere l'italiano dominante e introdurlo nelle scritture ci vorrà gran tempo . Ma il sovrano non parve impressionar­sene, perchè nei dispacci di Torino non si trova alcuna risposta a queste parole, e d'altra parte nessun provvedi­mento più risolutivo fu preso fino all'abdicazione.
I criteri seguiti nella questione della lingua rientrano naturalmente nel quadro generale della politica di Vittorio Amedeo II in Sardegna. Riteniamo però che a determinarli, oltreché la cautela impostasi, abbiano contribuito alcuni elementi di fatto, dei quali, non tengono il debito conto quelli che, accennando ai primi tentativi piemontesi in questo campo, parlano genericamente di lingua spagnola dominante e di lingua italiana da introdurre nell'isola.
In una delle prime lettere vicereali si legge : Je crois qu'il ne sera pas mal aisé d'introdurre la langue italienne dans ce pays : tout le monde la parie . Più tardi si informava il re che in Sardegna non si parlava lo spagnolo, ma il sardo, e che in questo dialetto insegnavano i maestri dei villaggi. Finalmente, quando incominciò l'applicazione del piano Falletti, il viceré comunicava; Il p. Ricca predica in tal lingua [l'italiana]