Rassegna storica del Risorgimento
BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno
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1935
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pagina
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L'opera di italianità di Casa Savoia in Sardegna, ecc. 35
congresso di Cambrai Casa Savoia ritenne sacro ed indeclinabile quel possedimento.
Nessun trattato diplomatico di quegli anni non quello di Londra del 2 agosto 1718, non l'atto di accessione della Spagna del 26 gennaio 1720, non il riconoscimento internazionale della presa di possesso dell'isola imponeva esplicitamente a Vittorio Amedeo II il rispetto della costituzione sarda o subordinava l'azione della monarchia di Piemonte alla volontà delle potenze europee. Ciò intese subito e volle chiaramente documentare lo stesso Vittorio Amedeo, il quale per tagliar corto alla voce, di cui s'era fatto eco presso di lui il marchese di San Remigio, che l'isola, per disposizione dei trattati, sarebbe rimasta sotto la protezione dell'Austria e per sciogliere i sudditi da qualunque vincolo verso l'imperatore o il sovrano spagnuolo, tenne ad affermare la sua piena sovranità per grazia divina . L'affermata sovranità per diritto divino, posta in testa all'invito al giuramento dei nuovi sudditi, era un fatto nuovo; che fin nel precedente trattato di Utrecht di sette anni prima s'era fatto sempre riferimento alla ratifica da parte delle grandi Potenze.
Non costrizione internazionale, ma un obbiettivo esame della realtà impose a Vittorio Amedeo II e ai successori una tattica temporeggiatrice e di prudenza. 2) Loro programma
1) Per quanto precede, efr. LA ROCCA, La cessione del Regno di Sardegna alla Casa Sabauda, in Miscellanea di storia italiana, voi. X, Bocca, 1925.
2) Significativo ci sembra soprattutto il brano seguente del dispaccio del 10 novembre 1720 con cui il Re Vittorio Amedeo II raccomanda al Viceré di San Remigio di stare in guardia da consiglieri di misure estreme: Yous ne deurés paa croire que ceux-la agiaaent de bonne foy, et sana de secondes vues, qui vous proposeront de corriger les abus tout d'un coup, et qui vous suggeront des voies extremes; vous deurés au contraire vous defier d'eux, sana le laiaser paroitre, et douter qu*ils ne veuillent par l'execution de leur avis vous causer de l'embarras, car quoique se aoit la maxime d*un gouvernement bien polire, que de reparer, et de corriger les abus, il ne paa de la prudente de l'entreprendre à le faire tout d'un coup, et beaucoup moine dana un gouvernement naisaant. Une semblable entreprise est ordinairement pire que le mal que Fon veut reparer, parce qu'elle peut etre la source des autres inconveniente, qcd exigent des remedes violenta, les quelles il faut prevenir, pour n'étre paa obligé de les mettre en usage. LA ROCCA, Cessione, cit. p. 228 ; e Dispacci di Corte, cit. I, p. 68.