Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <37>
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L opera di italianità di Casa Savoia in Sardegna, ecc. 37
mantenesse lo spagnuolo. E cosi l'atto di giuramento, la lettera di convocazione, il pregone dell'indulto generale pubblicato al primo ingresso in Sardegna, quale si conserva nell'Archi­vio di Stato di Cagliari, furono distesi in spagnuolo. Anche in spagnuolo il decreto del 24 agosto 1720 col quale il Re ratificò la cessione del regno. E sempre in spagnuolo, come era naturale, il giuramento dei tre Stamenti, dei sindaci dei dipartimenti reali e baronali, dei rappresentanti delle sette città della Sardegna, ed infine del Viceré. Ma quale in fatto di lingua fosse il vero pensiero del monarca, fu dimostrato dal particolare che fin dal 1720 egli scrisse frequentemente al Viceré, al Contador generale al governatore di Sassari, al Pontefice in italiano ; e l'italiano divenne di uso sempre più largo nella corrispondenza fra la Corte e i funzionari del­l'isola, finche divenne esclusivo. Da questo studioso intento di non accrescere la difficoltà di governo dei primissini anni derivò pure il proposito di lasciar correre gli abusi ecclesiastici tollerati dai precedenti domini, e di lasciare in pace gli aderenti a spagnuoli e ad austriaci; di là le reiterate raccomandazioni al viceré e al a contador gene­rale di nulla innovare nella organizzazione civile e mili­tare, nelle consuetudini civili e finanche nel cerimoniale, senza aver prima consultati gli usi sardi e la tradizione spagnuola. '
Era una politica resa necessaria da non infondati timori JTnymK di insurrezioni all'interno e di colpi di mano dal­l'estero; politica di prudenza, impostasi al Re piemontese, dal momento che i predecessori Filippo V e Carlo VI ave­vano rispettato forma di governo e non poche costumanze sarde. Quanto pericolosa fosse del resto la opposta politica di tutto tumultuariamente mutare ed innovare aveva bene
i) Gfr. i documenti riportati a pag. 9, 10, 13, 35, 42, 65, 66, 68, 78, 80, 93, 132, 144, 145, 147, 235 dei Dispacci di Corte cit.