Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <40>
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40 Raffaele Ciasca
Baronaggio e clero poggiavano le loro speranze sulla Spagna e sul papato, perchè in loro non era ancor morta la speranza della reintegrazione di quel dorninio, e la credenza nell'onni­potenza del papato, nell'intangibilità dei privilegi di Ordini religiosi, di tonsurati e nell'eternità del diritto di asilo di chiese e di conventi. Occorreva distruggere quella speranza che li rendeva ostili ai nuovi dominatori: restituire all' Italia F isola divenuta da quattro secoli spagnuola nella lingua, nella vita e nelle istituzioni; far maturare nel popolo l'idea che il nuovo monarca tenesse alla conservazione dell'isola ed avesse animo di affrontare i più gravi problemi per dare assetto al paese, respingere le pretese di chierici e di luoghi immuni, stroncare la resistenza di baroni e di banditi, di funzionari prevaricatori e di magistrati corrotti e venali. E poiché per mettere salde radici in quel nuovo possesso occorreva dare una prova evidente di interessamento, Vittorio Amedeo inco­minciò con quelle riforme che, lungi dall'irritare l'animo dei sudditi per violati privilegi, dessero prova di quanto gli stesse a cuore quel nuovo dominio. Di qui le norme per la riorga­nizzazione delle truppe, per la costruzione di nuovi forti lungo il littorale, per il rifornimento dei magazzini militari, per il riattamento delle artiglierie, compito cui rispose egre­giamente il Viceré Filippo Guglielmo Pallavicini, marchese di San Remigio, soldato da 45 anni, quello stesso che era stato mandato luogotenente generale in Sicilia per prendere il comando militare nella difficile contingenza di tener fronte all' invasione spagnuola.3) Di qui la riforma delle leggi che * mirava non solo a dare ordine amministrativo e giudiziario al paese, ma ad attenuare la disformità fra il territorio di nuovo acquisto e le antiche terre ereditarie. Armi e leggi: i due poli più stabili , è scritto nel proemio di quelle
i) Dispaccio del He a San Remigio 9 luglio 1720, in Dispacci cit., pag, 32. Vedi pure pag. 54, 95, 135.