Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <44>
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44 Raffaele Ciasca
del governo. Più tardi, il Rivarolo proponeva (lettera da Alghero, 9 aprile 1737) al Re di dichiarare decaduti dal privilegio del loro grado i cavalieri che avessero commesso furti o vi avessero semplicemente partecipato, e di chiamare responsabili i cavalieri e i padroni pei furti commessi da loro servitori e padroni. Poco dopo, il 29 aprile, vedendo la villa di Tempio oppressa da numero eccessivo di baroni e cavalieri, ingiunse loro la presentazione immediata dei titoli nobiliari per procedere alla necessaria revisione. Così se per allora, in omaggio alla tattica adottata, veniva rin­viata a miglior tempo la liquidazione della feudalità auten­tica, si spazzavano via, e di colpo, i molti usurpatori di titoli nobiliari e di gran parte della prepotente pseudo-nobiltà feu­dale e cavalleresca.
L'inchiesta, promossa da Carlo Emanuele III come primo atto del suo regno, sui motivi di rancore che tenevano divisi dopo oltre dieci anni di governo i sardi dai piemontesi, aveva rilevato che motivi fondamentali erano il proposito, attri­buito al governo piemontese, di volere escludere i sardi dalle cariche pubbliche e dalla partecipazione ai supremi onori del regno, e il divieto di matrimonio fra i due popoli. L'accusa, quanto alla prima parte almeno, era infondata e derivava piuttosto da certa tenerezza, non ancora spentasi, per la Spagna, che faceva travisare le finalità del governo piemon­tese ed esagerarne i difetti. Fin dal 1720, infatti, la monar­chia aveva mostrato chiaramente quanto il primo Viceré dell'isola aveva scritto, l'8 agosto, al Sovrano: lasciare ai sardi per qualche tempo il godimento di tutti gli impieghi dell'isola, come mezzo per affezionarsi tutta la nobiltà; car cette noblesse est très miserable et on ne pourra jamais se Pattirer s'ils ne jouissent de quelque douceur pour la faire subsister , spiegava il Viceré. E già fin dal 1721 Vittorio Amedeo II, studioso di lasciare ai sudditi il godimento di quanto non intaccasse la sovranità, {aveva ripristinato il