Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <48>
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48 Raffaele Ciasca
siano tonsurati, chierici in via o varas, con che vanno imme­diatamente richiamati dalle rispettive giurisdizioni ecclesia­stiche, il che vale a dire al coperto da ogni castigo . Era evidente perciò che, finche non si frenavano la potenza e l'ar­bitrio di tonsurati e di chierici ammogliati, non si fossero ristretti gli esenti ad un numero ragionevole, e non si fossero repressi i disordini che essi alimentavano, era vano illudersi sull'efficacia delle riforme progettate. Fermo in questo intento, il San Remigio con prudenza e sagacia esercitò una vigilanza assidua sulle cose ecclesiastiche, mise un argine al propagarsi degli ordini religiosi; e firmato appena l'accordo fra il pontefice ed il sovrano e riconosciuto a questi facoltà di nomina a vesco­vadi e ad abazie vacanti, pensò di trar profitto dalla ottenuta concessione riducendo al minimo i ministri del Santo Ufficio e i varas che intralciavano la giurisdizione sovrana e nomi­nando vicari di spirito quieto, ritenendo necessario non tanto che consultori, avvocati e teologi (dei vescovi) siano dotti, quanto d'indole pacifica.
Quei provvedimenti costituivano una prima breccia aperta nel blocco dei privilegi del clero, che il Bogino, col breve di Clemente XIII del 1761, doveva poi rovesciare del tutto. Quel primo trionfo fu scala ad altri maggiori e progressivi, ed all'af­fermazione sempre più energica dell'autorità regia. Tra quelle affermazioni, ricordiamo l'obbligo fatto ai ministri della R. Udienza di stare bene attenti a non approvare i rescritti pon­tifici che contenessero privilegi lesivi delle regalie del sovrano o che omettessero il titolo di invittissimo , che solitamente si attribuiva al re al tempo del dominio spagnuolo (lettera al Re del 3 marzo 1728), disposizione che mirava a rialzare anche dal punto di vista formale, l'autorità del monarca e ad affer­mare la intangibilità delle sue prerogative sovrane. E per disarmare sempre più i riottosi ecclesiastici, e per premiare quelli devoti alla Corona, fu richiamato in vigore un capitolo della prammatica che privava di qualsiasi ufficio reale, di città