Rassegna storica del Risorgimento

BOGINO GIAMBATTISTA ; SARDEGNA ; SAVOIA (CASA)
anno <1935>   pagina <50>
immagine non disponibile

50 Raffaele Ciasca
per Fintroduzione dell'italiano nelle scuole. Erano aperta­mente ostili quanti per altre ragioni avversavano la monar­chia piemontese instauratrice e riformatrice. In tal modo resta­rono deluse per allora le speranze di una rapida sostituzione linguistica sognata dal viceré marchese di San Remigio, come pure a non grandi risultati portò l'obbligo imposto di usare la lingua italiana, specie negli atti pubblici e nelle prediche. Finanche alcuni viceré usarono, nella corrispondenza con la Corte, il francese, non l'italiano; e non è raro incontrare documenti in spagnuolo di funzionari piemontesi in Sardegna sino alla fine del secolo XVIII. Perfino dopo l'opera iUuminata del Bogino, era giuocoforza che i viceré adoperassero il casti-gliano nei bandi al popolo per farsi capire; e solo dopo il 1738 l'italiano cominciò a figurare, ma saltuariamente e timida­mente, accanto al castigliano e come traduzione di esso. Ma la necessità ammessa dal Cortanze del gran tempo e della continua direzione per introdurre e rendere intelligibile l'italiano e per renderlo per dir così dominante nelle scrit­ture , non scoraggiò quel viceré e i successori. Ne sono prova i dispacci dello stesso Cortanze al Re sui libri usati nelle scuole, sulle grammatiche italiane che allora si pubblicavano, 8ulT insegnamento della dottrina cristiana impartita ogni do­menica dal padre Vassallo sotto forma di dialogo per abituare il popolo ad esprimersi in italiano, e persino sul concorso del pubblico alle prediche in italiano. Risultati concreti della progrediente italianizzazione dell'isola furono p. es. lo scambio di studenti sardi con quelli piemontesi, decretato fin dal viceregno del Cortanze per agevolare l'apprendimento della lingua e per far nascere l'emulazione e l'intesa fra i due popoli, feconda di buoni frutti; e l'invio dei migliori alunni fran­cescani ed agostiniani non più nella Spagna, come in un tempo costumavasi, ma nella nostra penisola per apprenderne la lingua ed abbeverarsi alle fonti inesauribili della cultura italiana, e rendersi poi propagatori di essa tornando nell'isola.