Rassegna storica del Risorgimento

LEICHT MICHELE
anno <1935>   pagina <56>
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56 Pasquale Vannucei
del Perticari ; e in origine va ricollegato ai vecchi puristi perticariani, i quali, paladini della italianità meglio che della toscanità della lingua, contribuirono per ciò stesso, più o meno consapevolmente, al ridestarsi della coscienza nazio­nale. E non è improbabile che V iniziazione al culto della Patria il Mercantini la ricevesse proprio su le panche della scuola, e magari contro le intenzioni e le previsioni dei suoi maestri di seminario.
Le sue prime cose san di studio, san di lucerna: sono classi­camente misurate e composte. La improvvisazione, la sciat­teria, Vandante o Vandantissimo di tanta poesia di lui ver­ranno più tardi, e per ragioni che, almeno a un patriota, non fanno disonore. UInno di guerra che dà forse la stura alla poesia più popolare o popolaresca del Mercantini è del 1848, ed egli, pur riconoscendone l'assoluta povertà artistica, scriveva compiaciuto : Intanto la mia canzone è cantata da tutte le truppe che passano qui, e tutte le bande la suo­nano, e spero che la sentiranno anche i Tedeschi! Così se non posso tirar loro lo schioppo, tirerò coi versi; e qualche volta fanno male anche questi .2)
L'abbandono che il Mercantini fece delle norme del poe­tare classico, a cui doveva essere stato rigidamente educato
1) Il Mercantini era nato a Ripatransone nel 1821. Suo padre, Domenico, fu cameriere di Mons. Luigi Ugolini, vescovo di Fossombrone, nel cui seminario fu educato il nostro poeta.
2) Alla Patria il Mercantini non dette e ne ignoro il preciso perché il diretto e materiale tributo del braccio. Da questo lato lo diremmo oggi un sedentario, come con una punta di non troppo riverente ironia han voluto chiamare il Manzoni, e di recente anche il Carducci, Ma è innegabile il suo non vano tributo di passione e di poesia. E nel 1864 egli, in un'avvertenza al lettore premessa alla seconda parte dei suoi Canti nell'edizione di quell'anno, dichiarando di non aver potuto far di più per la Patria chiudeva con queste parole semplici e commoventi che meritano di essere riportate qui. Comunque sia, questo libro proverà che ho avuto la buona intenzione di fare anch'io, altro non potendo, qualche cosa per la mia patria; e chi leggerà questa seconda parte vedrà almeno quasi tutte di un tratto le dolorose e gloriose stazioni onde è segnata la via che dal patibolo di Tito Speri ci ha condotto alle porte di Venezia e di Roma. E si aprissero una volta, innanzi al valore concorde di tutti gì* Italiani raccolti intorno al Re onesto e valoroso .