Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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58
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58 Pasquale Vannucci
incalzavano, tanto meno egli, con in cuore la passione travolgente della Patria, poteva più subire lo fren dell'arte. Così si spiega gran parte della poesia mercantiniana, rudemente impressionistica e facilona, rasentante non di rado il banale, e talora incappandovi addirittura. Se di versi brutti il Manzoni ne sacrificò uno solo all'unità d'Italia, il Mercantini ne sacrificò centinaia; ma è certo che la sua poesia deriva da fervore sincerissimo di ispirazione, ed egli non tralascia occasione per affermarlo, Innanzi di scrivere ho sempre aspettato che gli affetti del cuore, tutto compreso di tanta bellezza, corressero quasi alla penna perché io potessi manifestarli a voi .2) Ed è certo anche che egli tenne a serbarsi fedelissimo alla verità storica, ne ebbe quasi l'ossessione, di maniera che se non poca poesia di lui è destituita di reale valore estetico, essa ha però il pregio del valore storico e documentario.3) Né s'ha da credere che il Mercantini fosse inconsapevole della miseria artistica di molta sua poesia. Oltre che dal suo buon senso e dal suo gusto naturale,4* una tale inconsapevolezza gli era vietata dalla sua indimenticata
*) Il verso è
Liberi non sarem se non siamo uni
e s'incontra in quel frammento di canzone manzoniana intitolata Proclama di Rimini. Il Manzoni diceva in tono di celia, menandone un certo vanto, che per l'unità d'Italia aveva compiuto il peggiore dei sacrifici, inducendosi a scrivere scientemente un verso assai brutto. E soggiungeva in atteggiamento di uomo soddisfatto: Già, se l'Italia è risorta, essa lo deve ai suoi poeti, che di secolo in secolo hanno sempre avuto dei versi per lei*
2) Cfr. la dedica del poemetto Tito Speri ai giovani italiani a pag. 129 dei suoi Canti, nell'edizione curata da Giovanni Mestica (Milano, 0. Ferraris, 1885).
3) A persuadersi di questa ossessione del Mercantini per la fedeltà più rigorosa alla storia, basterebbe scorrer molte delle note da lui stesso apposte ai suoi Canti,
4) Il suo buon gusto naturale e il suo senso del decoro lo portarono anche a disapprovare apertamente qualunque manifestazione scomposta nello stesso campo liberale e patriottico. È interessante a tal proposito leggere quel che egli da Senigallia scriveva del padre Alessandro Gavazzi. Ieri predicò in piazza quell'energumeno del padre Gavazzi, che non ha altro merito che una gran voce, e una gran furia di gesti e urla, e non conclude mai niente e va di palo in frasca, e dice cose veramente disdicevoli non solo a un religioso, ma anche a un oratore italiano. Agli sciocchi piace, ma chi ha un po' di senno dice che è matto... (cfr* 0. PEEBUMI, op, cit.