Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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59
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Dal Mercantini al Rosmini attraverso il Prati 59
e insopprimibile formazione ed educazione classica. Nel dare un giudizio retrospettivo su la sua poesia politica, egli non si lasciò punto lusingare e illudere dal successo e dall'applauso che attribuiva saggiamente all'attualità di essa nei tempi in cui nacque e circolò. Del suo famoso Inno di guerra del 1848 il Mercantini scrisse: Questo inno, che come poesia niente vale, io non avrei ristampato se non chiudesse in sé tante care e dolorose memorie.1* E proemiando alla seconda parte dei suoi Canti nell'edizione bolognese del 1864,2* diceva: Non posso sperare o pretendere che queste poesie, presentandosi ora tutte insieme, abbiano quel favore con cui furono accolte ciascuna da sé, quando tutti i cuori erano compresi dalla pietà o dallo sdegno risvegliato dal fatto medesimo a cui si volgeva il poeta .
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Indimenticata e insopprimibile ho detto dianzi la formazione e l'educazione classica o classicistica di Luigi Mercantini, e appunto perciò ho parlato di sprazzi, di battute, di parentesi buone nella produzione poetica mercantiniana. E penso che se ne debba parlare specialmente a proposito di quello che potrebbe considerarsi il suo scritto principe, cioè il poemetto epicolirico' Tito Speri.
Rimpatriato nel 1852 dopo il suo triennale esilio tra forzoso e volontario nelle isole Ionie,3* il Mercantini aveva
l) Vedi Canti di LUIGI MERCANTIMI, Milano, O. Ferraris, 1885, pag. 547.
2} Una prima raccolta di poesie del Mercantini fu pubblicata da lui stesso a Zante nel 1850. Una seconda fu pubblicata anche da lui col titolo di Canti a Bologna nel 1864 (Tip. Fava e Garagnani al Progresso, pp. 592, in-16). Una nuova edizione fu quella postuma milanese del 1885, già citata, curata molto diligentemente da Giovanni Mestica, premessovi un veramente buon Discorso su la vita e le poesie di Luigi Mercantini.
3) Invase le Marche dagli Austriaci nel 1849 e restauratovi il Governo pontificio, il Mercantini lasciò Senigallia ed esulò prima a Corfù e poi a Zante facendovi l'insegnante e vivendo miseramente.