Rassegna storica del Risorgimento

LEICHT MICHELE
anno <1935>   pagina <60>
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Pasquale Vannucci
preso stanza a Torino, dove, deposta forse ogni pregiudi­ziale repubblicana e federalistica e aderendo alla tesi monar­chica e unitaria, trovò più spirabil aere. E vi ebbe il conforto prezioso dell'amicizia fraterna di Giovanni Prati e di Niccolò Tommaseo, per non citar che loro dei molti patrioti rifugia­tisi nella capitale dell'ancor piccolo regno sabaudo. A Torino frecruentò anche il salotto di quella Angelica Palli Bartolomei, greca di origine, livornese di nascita, italianissima di cuore, letterata e scrittrice a cui e il Lamartine e il Manzoni avevano riconosciuto con lode la virtù della poesia improvvisa.1J
D 3 maggio 1853 Tito Speri saliva sul patibolo nella sua Brescia insieme con Carlo Montanari e con Bartolomeo Gra­zioli. H martirologio di Belfiore si fregiava gloriosamente di un'altra pagina, e l'Italia, la vera Italia, fu tutta un fremito di indignazione, di commozione, di ammirazione. Più largo e vivo tributo di compianto ebbe Tito Speri, che alla Patria immolò sereno e impavido la purezza e l'ardore dei suoi ventotto anni. E tanto più lo pianse Torino che poco prima l'aveva ospitato temperandogli maternamente l'asperità del­l'esilio. Non è inverosimile che il giovane martire bresciano avesse anche lui frequentato il salotto di Angelica Palli Bar­tolomei; ma par certo che proprio la gentildonna poetessa e patriota esortasse il Mercantini a cantarlo e a celebrarne il sacrificio eroico. E il futuro autore dell'Inno di Garibaldi 2) stese in breve tempo il poemetto intitolato a Tito Speri.
1) Cfr. E. MICHEL, Una amica del poeta (L. Mercantini), in L, Mercantini, numero unico, Ascoli-Piceno, 1907.
a) ]?u scritto dal Mercantini, come è risaputo, a Genova nel 1859. Gliene aveva data commissione, a principio di quell'anno in Genova stessa, Giuseppe Garibaldi, che nel marzo seguente gli scriveva da Torino:
o Carissimo amico, Ho ricevuto ed ho letto con ammirazione l*Inno vostro bellissimo. Non cono­scendo musica, io aspetto alcun intelligente che me lo insegni. Io spero intuonarlo presto caricando i nemici del nostro paese.
Riconoscente a tante vostre gentilezze sono con affetto e ammirazione
Vostro G. Garibaldi.