Rassegna storica del Risorgimento
LEICHT MICHELE
anno
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1935
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pagina
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62
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62 Pasquale Vannucci
del montato, del frigido, del diluito. Lo aduggia specialmente, in più parti, quell'andamento cronachistico dovuto all'eccessivo scrupolo del Mercantini per l'aderenza piena e ostentata alla storia. Ma il senso d'arte non ne esula e leggendo, spogli di qualsiasi prevenzione, s'ha da convenire che non vi mancano parti belle e non indegne della buona scuola manzoniana. Ci rendiamo allindi ragione del giudizio favorevole che ne dette il Rosmini, il quale, con la sua lunga e grande esperienza dell'anima e dell'arte di Alessandro Manzoni, era piuttosto parco e riservato e non troppo incline alla lode in giudicar di poesia e di poeti.
Ma per giungere dal Mercantini al Rosmini bisogna passare un po' attraverso il Prati.
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Di Giovanni Prati dovette il Mercantini sentir l'influsso molto per tempo: troppo era diffusa la fama di lui come poeta e lirico e politico. Il suo primo volume di poesie risale al 1836, cioè a quando il Mercantini era appena un quindicenne, e dal '36 in poi il Prati questo giornalista della poesia, come non a torto lo appellò Benedetto Croce continuò ininterrottamente a dar fuori versi su versi, senza stancarsi mai. La sua facile impressionabilità, che ebbe del morboso, e la prontezza e la mobilità vertiginosa della sua fantasia lo rendevano necessariamente impatiens limae, e fu lui a dar l'esempio della poesia improvvisata e trasandata. E quando, nel trentennio dal '40 al '70, la Patria chiamò, e reclamò da poeti e versificatori il tributo sollecito e facile e toccante per l'anima del gran popolo, non poterono essere in pochi a seguir le orme del Prati. l) Il Mercantini, reduce dall'esilio,
1)' Ne è prova diretta tra le poesie del Mercantini quella Alla Toscana scritta a Genova nel 1860 in risposta a uno stornello cosi piace a lui chiamarlo del